Palestra di fondo
Il boom degli impianti da sci al coperto in Germania e in Europa, dalla nuova pista di fondo di Oberhof
Pubblicato su IL – Il Sole 24 Ore, febbraio 2010
Ricordi il vento che ti sferza le gote? La neve che entra negli occhi e ti s’infila nel collo? I sassi malefici pronti a graffiare gli sci appena comprati? Dimenticali. D’ora in poi non avrai più brutte sorprese. Questo il segreto alla base del sempre maggiore successo di cui godono gli impianti di sci al coperto. Senza contare la possibilità di sfrecciare sulla neve d’agosto, naturalmente. Un’esperienza affascinante perché paradossale: quella della natura artificale. Ultimo caso, la pista al coperto di Oberhof in Germania, piccola mecca tedesca dello sport invernale, sede del circuito internazionale delle gare di biathlon. Qui tra le colline e i boschi della Turingia un capannone si snoda lungo il rilievo come un gigantesco serpente bianco
La DKB Skisport Halle, costruita in otto mesi, inaugurata lo scorso settembre e costata 14 milioni di euro, è il più recente di una serie d’impianti per gli sport invernali al coperto che negli ultimi anni stanno spuntando un po’ dappertutto sul globo. Come la parete londinese per arrampicare sul ghiaccio a Covent Garden, la pista per sciare nel deserto di Dubai, oppure l’imponente SnowWorld di Landgraaf nei Paesi Bassi che, con i suoi 35.000 metri quadrati di neve e cunette artificiali, è una rinfrescante alternativa alla piattezza del paesaggio olandese.
Anche in località più collinari e favorevoli alle nevicate c’è chi ormai all’indoor non vuol più rinunciare. I motivi? Avere il controllo totale sulla propria esperienza sportiva, nonché la certezza di ottenere esattamente quello che si è cercato. È il caso appunto di Oberhof, dove la nuova pista artificiale è aperta anche d’inverno, sebbene la neve genuina qui scenda abbondante. Sciare all’interno di mura in cemento non si può dire romantico, ma significa avere a disposizione condizioni ottimali garantite da un ambiente d’eccezione. Tutto infatti in questa pista della Turingia è stato concepito per venire incontro alle esigenze degli atleti olimpionici di sci nordico. L’imponente struttura in cemento conta tre anelli di fondo per una lunghezza totale di un chilometro e mezzo. Alla neve artificiale si accede passando per una grande porta vetrata dotata di sensori che registrano i minuti trascorsi in azione. Lasciato alle spalle il tepore dello spogliatoio e varcata la soglia che immette sulla pista pare improvvisamente di ritrovarsi nel frigorifero più grande d’Europa (è -4°C). Un luogo quasi irreale: consigliato al regista che volesse girare un sequel di Rollerball.
Dal reparto centrale tre sono le direzioni verso cui ci si può avviare con gli sci ai piedi per dare inizio alla propria esperienza di fondo al chiuso, condivisibile con un massimo di centocinquanta sciatori alla volta. A ingentilire le pareti di cemento e diminuire la sensazione di claustrofobia — peraltro minima viste le dimensioni imponenti del capannone — ci pensano le ampie vetrate dove lo sguardo spazia sui pini innevati che paiono bianchi coralli. Il pensiero corre alla prossima estate, quando si potrà tornare a Oberhof per allenarsi alle stesse esatte condizioni di adesso, anche se allora caldo e sole suggeriranno piuttosto di fare picnic.
Tra i primi utenti a sperimentare le qualità di una pista artificiale — concepita senza alcuna barriera architettonica così da garantire il pieno accesso anche agli sciatori disabili — si conta la nazionale paralitica italiana di sci nordico. «Quello di Oberhof è un impianto completamente innovativo» conferma il suo allenatore Alessandro Gamper. «In Svezia e in Finlandia esistono tunnel al chiuso, ma sono angusti e senza finestre, mentre questa struttura trasmette la sensazione di sciare su una pista vera. I miei atleti si sono trovati molto bene, anche perché ha salite e discese con pendenze non facili ed è quindi molto realistica e impegnativa. Ci torneremo senz’altro».
Nella sala controllo due ampi monitor permettono agli allenatori di visionare ogni singolo atleta grazie alle trentadue telecamere installate in tutti gli angoli del capannone. Durante gli allenamenti, se il mister lo permette, è possibile inserire una chiavetta Usb e diffondere ovunque la colonna sonora della squadra tramite i cento altoparlanti a disposizione.
«L’impianto possiede le tecniche di raffreddamento e isolamento più moderne» ci spiega Uwe Albrecht, responsabile tenico. «Ogni settimana i quattro generatori interni producono nuova neve che va a ricoprire la superficie della pista, raffreddata grazie ad aria ricircolata e serpentine nel pavimento».
La struttura, frutto di una scelta strategica del governo federale tedesco per promuovere la Germania come sede di competizioni internazionali, si è attirata le critiche degli ambientalisti e di chi non vede di buon occhio la manipolazione della natura a fini commerciali. «Certamente gli alberi tagliati per costruire la pista ci hanno portato una cattiva reputazione» ammette Dirk Bremermann, responsabile del marketing, «ma dal punto di vista ecologico l’impianto è molto efficiente e il calore prodotto dalle macchine che raffreddano la pista viene riutilizzato nelle strutture per i turisti». In fase di costruzione, infatti, ci si è accorti che tenere aperta una simile pista solo per gli atleti sarebbe stato un suicidio economico, soprattutto tenendo conto del sempre maggior numero di sciatori ben disposti a chiudersi in scatola per esercitare la propria passione. Eppure, chiedo a Uwe Albrecht, qualche difetto questo capannone dovrà pur averlo. «La neve!», risponde lui: «È così perfetta che chi si allena qui dimentica in fretta quanto sia seccante avere a che fare con le piste vere».


