Paradiso Baviera
Un ritratto di Monaco di Baviera: qualità della vita, economia, cultura e la comunità italiana
Pubblicato su L'Espresso, numero 18 anno 2008
È speciale. Lo capisci ancor prima di arrivare, quando, lasciato l'aeroporto, improvvisamente ti accorgi di costeggiare un'astronave colorata. È il suo nuovo stadio, stravagante e ultramoderno: qui s'è fischiato il calcio d'inizio degli ultimi Mondiali. Ma spente le luci a Berlino e consegnata la coppa all'Italia, il divertimento a Monaco di Baviera non è certo finito. Le ultime due edizioni dell'Oktoberfest hanno portato in città ogni volta più di 6.000.000 di visitatori. Questo giugno poi si celebrano gli 850 anni di fondazione cittadina con un'estate colma di manifestazioni. Tra eventi internazionali e sentitissime ricorrenze locali, come i balli di carnevale a febbraio, la festa della “birra forte” in Quaresima, i concerti estivi e i mercatini natalizi a dicembre, le occasioni per divertirsi non mancano mai. Ma questo è solo il più appariscente dei motivi per cui la capitale bavarese vanta una qualità della vita tra le migliori al mondo. Dietro alla facciata godereccia fatta di birra e grandi porzioni di carne pulsa l'economia di una città in cui hanno sede non meno di otto tra le trenta aziende con maggiore capitalizzazione alla borsa di Francoforte. «Tutto è nato con le Olimpiadi del 1972, quando fu costruita la metropolitana. Più tardi il nuovo aeroporto e a seguire il polo fieristico internazionale» ci spiega Michael Kerkloh, direttore del Franz-Josef-Strauß, considerato per bellezza, efficienza e sensibilità ecologica uno dei migliori scali aeroportuali al mondo (34 milioni di passeggeri, 10% di crescita nel 2007). «Sulla base di queste infrastrutture una quindicina di anni fa il governatore Edmund Stoiber avviò una politica di distretti industriali. I proventi delle privatizzazioni vennero utilizzati per finanziare istituti di ricerca e attirare aziende ad alto contenuto d'innovazione come società d'informatica e aeronautica, ma anche industrie e terziario avanzato. Grazie alle sue eccellenti infrastrutture oggi in Baviera ogni due euro guadagnati, uno deriva dal commercio con l'estero».
Con circa il 23% di stranieri su 1,3 milioni di abitanti è Monaco e non Berlino ad aggiudicarsi il titolo di capitale internazionale della Germania. Tra i 20.000 italiani residenti molti i professionisti espatriati. Il più famoso? Luca Toni all'FC Bayer. E poi ingegneri presso BMW, Siemens e l'Ufficio Brevetti Europeo, economisti in Allianz e HypoVereinsbank-Unicredito, informatici da Google, Microsoft e Apple, scienziati presso l'istituto Max-Plank o all'ESO, l'organizzazione europea per la ricerca astronomica nell'emisfero australe, diretta negli anni Novanta proprio da un italiano: Riccardo Giacconi, Nobel 2002 per la fisica. Luca Pasquini, progettatore di telescopi, ci lavora da dieci anni. «Io e molti colleghi siamo venuti a Monaco per ragioni esclusivamente lavorative. E tutti ci siamo rimasti. Qui la ricerca è sostenuta corposamente, i fondi non mancano e vengono distribuiti in maniera fortemente meritocratica. Monaco ha due università d'élite: se fossi un giovane studioso non ci penserei due volte a trasferirmi sulle rive dell'Isar. Se poi vuoi crescere una famiglia – io ho cinque figli – la Baviera offre solide strutture sociali: libri di testo gratuiti, un assegno di 200 euro mensili per ogni figlio, moltissime associazioni e strutture per i ragazzi. Questa è una città molto sicura, sia per la presenza discreta ma visibile della polizia, sia per il reciproco controllo sociale. Alle volte ti sembra che le persone non si facciano gli affari propri, ma l'aspetto positivo è che il crimine ha vita difficile». Le ultime statistiche sono del 2006: 18 gli omicidi dolosi, 18 i casi risolti. «E se la prima volta che arrivai, a fine anni Ottanta, mi mancavano i sapori italiani e agli amici tedeschi potevi rifilare un vino qualsiasi, negli ultimi dieci anni si è verificato un avvicinamento culturale enorme. I bavaresi studiano l'italiano, gli stai simpatico. Qui l'Italia è di moda». In fondo lo è sempre stata. Nel Seicento Ferdinando Maria di Baviera volle un architetto italiano per costruire il castello di Nymphenburg e donarlo alla consorte Adelaide di Savoia. Passeggi nel centro e scopri una copia della Loggia dei Lanzi, visiti il Palazzo Reale e fa capolino una citazione di Palazzo Pitti. Nella Residenz ha sede l'Accademia delle Belle Arti, dove chiediamo al presidente Dieter Borchmeyer di rivelarci il segreto di Monaco. «È una grande città capace di offrire tutti i comfort di una capitale mondiale senza diventare così estesa da essere mostruosa. Monaco conserva un aspetto rurale, basti pensare all'Englische Garten». È il parco cittadino, dove grazie a un impetuoso ruscello si può fare anche il surf. Con i suoi 3,7 km2 di superficie batte in estensione anche Central Park. Molti dei libri tenuti in mano dai visitatori stesi sui prati nella bella stagione vengono prodotti non lontano da questo immenso polmone verde. Solo New York ospita al mondo più case editrici. «Simon Rattle, il direttore dei Berliner Philharmoniker, una volta ha detto che il comune di Monaco da solo spende per la cultura quanto l'intera Gran Bretagna» ci spiega Borchmeyer. «Non so se sia proprio vero, ma di certo questa città è ricchissima di teatri, biblioteche e musei: una metropoli dello spirito. Il Teatro dell'Opera è uno dei più famosi al mondo, la sua orchestra di alto rango, così come ottimi sono i Münchner Philharmoniker nonché l'Orchestra Sinfonica della Radiotelevisione Bavarese, tra le migliori a livello internazionale». Poi ci sono i musei, come quello della Scienza e della Tecnica (50.000 m2 di spazio espositivo), l'Antica e Nuova Pinacoteca. L'erigendo museo Brandhorst, frutto di un lascito miliardario di opere d'arte contemporanea, promette invece di entrare in virtuosa concorrenza con la Pinacoteca Moderna, inaugurata nel 2002. Nobili istituzioni, accusano i detrattori, ma nulla in confronto alla vivacità di Berlino. «Certo altre città sono eccitanti come una giovane amante» risponde il regista Helmut Dietl «ma Monaco è come la mamma, alla fine torni sempre da lei. E se fai cinema, tutte le grandi case cinematografiche hanno sede qui». Così come gli studi della Bavaria Film, la Cinecittà di Germania. E quando vanno alla Berlinale spesso le attrici del nuovo cinema tedesco sfilano con abiti disegnati in Baviera. Come quelli dei due stilisti Adrian Runhof e Johnny Talbot. «Berlino è fantastica, ma Monaco ancora di più. Questa è una città cosmopolita e arrivata. E da quando la gente ha scoperto Berlino, è migliorata ulteriormente. Tutto quel sottobosco di parvenu che bazzicava in città negli anni Ottanta e Novanta, la cosiddetta “schickeria”, ora in buona parte si è trasferita lassù. Qui sono rimasti quelli che, oltre a sapersi divertire, lavorano seriamente. E poi Monaco è una città molto tollerante. Il nostro quartiere, il Glockenbachviertel, negli ultimi anni è diventato il punto d'incontro per artisti e creativi. Qui la comunità gay convive tranquillamente con le famiglie e i residenti tradizionali». Ma un difetto Monaco l'avrà? «Il costo degli affitti: è la città più cara della Germania» risponde Peter Peter, giornalista e scrittore enogastronomico. «A Monaco piace mettere in scena la propria tradizione, il proprio carattere popolare. Qui è chic andare alle feste in costume tradizionale. Ma quando il popolo non riesce più a permettersi un appartamento decente, anche la qualità della vita ne risente drammaticamente. Per fortuna, a differenza dell'Italia, qui è possibile concedersi un pasto in centro da turisti per 7-8 euro. Nella ristorazione Monaco sa ancora offrire qualità autentica a prezzi convenienti. E poi ci sono i “Biergarten”, le birrerie all'aperto, dove puoi portare il cibo da casa. Intere famiglie arrivano con cestello e tovaglia: li usano come estensione del proprio tinello. Qui si respira ancora un'atmosfera rilassata, priva di complicazioni. Monaco è una controproposta barocca al mondo moderno, un mix d'innovazione e tradizione. Se pensiamo che il compito più importante del sindaco è spillare la prima botte dell'Oktoberfest…». Quest'anno al socialista Christian Ude l'incarico toccherà per la sedicesima volta. La sua popolarissima amministrazione – il 2 marzo è stato rieletto per la quarta volta – è un'isola rossa in una regione tradizionalmente conservatrice. Ma da queste parti l'appartenenza politica cede volentieri il passo alla comune identità. Quella di orgogliosi e appagati cittadini del Libero Stato di Baviera.


