Peppone in versione elettronica
Storia non autorizzata di Super Mario, il proletario più famoso del mondo
Pubblicato su Il Sole 24 Ore, 21 maggio 2006
Tutto sommato Lara Croft è una ragazzina viziata e con la mania di esplorare tombe. Perché se anche Tomb Raider – il popolarissimo videogioco che l’ha resa famosa – non avesse venduto manco una copia, la “squinzia” digitale avrebbe sempre potuto continuare a trastullarsi fra gli agi dello splendido maniero paterno. Vuoi mettere con Super Mario, l’idraulico tricolore prestato ai videogiochi? È dal 1981 che la Nintendo, il colosso nipponico del divertimento informatico, lo spedisce ad affrontare scimmioni, spaccare cubetti volanti e disinfestare tubature da fastidiosi mostriciattoli. Così, dopo venticinque anni di onorata carriera, decine di videogiochi a lui dedicati e milioni di copie vendute, tra i ragazzi Mario è diventato il proletario più famoso del mondo. Oddio, forse a cercarlo qualche venti-trentenne ignaro delle sue gesta lo si troverà anche. Probabilmente in luoghi non ancora raggiunti dall’energia elettrica. Comprensibile è invece che le generazioni più adulte e meno inclini all’informatica ludica tuttora scambino l’impavido omino elettronico per un novello Peppone. Dopotutto, con il lavoro che svolge, la tuta rossa che indossa e i baffoni alla Stalin che gli hanno affibbiato, casomai Berlusconi se lo trovasse di fronte ci metterebbe poco a dare anche a lui del comunista. Ma lungi dall’essere un relitto ideologico, Super Mario è invece una scintillante icona pop dei nostri tempi. Celebrata non solo attraverso le imprese elettroniche e gli innumerevoli gadget a lui dedicati, ma approdata persino a Hollywood con un film girato negli anni Novanta insieme al fratello Luigi, suo compagno di avventure. Della vita e delle mirabolanti gesta del saltellante idraulico fatto di bit è ora possibile conoscere i più reconditi dettagli grazie al nuovo e-book di Paolo Branca, una biografia – non autorizzata – del nostro compatriota elettronico. Super Mario nasce italiano in Giappone dalla fantasia di Shigeru Miyamoto, ingegnere Nitendo e moderno Mastro Geppetto, che nonostante gli scarsi mezzi a disposizione (allora i computer erano ancora oggetti circondati dal mistero), riesce a creare un buffo personaggio, tanto esotico quanto immediatamente riconoscibile al pubblico giapponese. Nasone, baffi e basette stilizzati riescono in pochissimi pixel a delineare efficacemente il protagonista di Donkey Kong, un videogioco in cui Miyamoto dà vita a una fiaba elettronica, frutto di un sapiente mix tra King Kong, Braccio di Ferro e la Bella e la Bestia. Avanzando tra rampe insidiose e scansando botti scagliate da un furente gorilla, il giocatore ha il compito di condurre Mario, assunto in un primo tempo come impavido carpentiere, verso una fanciulla tenuta prigioniera dal mostro peloso. Sembra un’idiozia. Forse lo è. Ma rispetto all’aridità di certi classici del video come il monotono Space Invaders, quello di Miyamoto è un vero e proprio racconto, balzano e ridotto ai minimi termini, ma capace di impreziosire l’azione frenetica del gioco. Chi prende in mano il joystick sembra diventare vittima di un incantesimo e dallo schermo non riesce più a staccarsi. Il fatturato della Nintendo nel settore dei cabinati per sale giochi aumenta di quattordici volte: «Santo subito!» pare abbiano gridato i dirigenti del colosso nipponico alla volta di Mario. Nell’immediato seguito della prima puntata il suo creatore inverte i ruoli e trasforma l’idraulico in cattivo e la scimmia nella vittima da liberare. Perché se Mario di certo non è un lavoratore precario, assunto com’è in pianta stabile da più di un quarto di secolo, nondimeno la sua attività richiedere costante eclettismo e flessibilità.
Nei successivi giochi in cui Super Mario è protagonista – ormai sono più di cento – l’idraulico italiano dimostra di saper fare proprio di tutto: calciatore, tennista, giardiniere, procione, lottatore, pilota e, prossimamente, cosmonauta.
Di Pauline, la ragazzetta salvata nel primo episodio, si sono invece da tempo perse le tracce. Che abbia fatto la fine di Arianna, piantata in (N)asso da uno scocciato Teseo?
Super Mario. L’icona Nintendo e i suoi mondi, Apogeo, Milano 2006, pagg. 80, € 7.


