Quale bambino prodigio, la maturità è in tutta la sua opera
I luoghi comuni su Mozart, uno per uno: l'immaturità, la facilità, i soldi
Pubblicato su Il Sole 24 Ore, 4 dicembre 2005
1. L’immaturità
Parenti serpenti. Perché a diffondere il mito del musicista tanto geniale quanto infantile ci pensò la sorella Maria Anna, peraltro imboccata dal padre, che mal tollerò il bisogno di autonomia del figliol prodigio. «A parte la musica fu e rimase sempre un bambino», scriveva Maria Anna solo poche settimane dopo la morte del fratello. Il controllo esercitato dalla parentela su Mozart era pressante. Seppur già ormai giovanotto, non gli era concesso intraprendere viaggio senza che la cara mamma non si unisse al seguito. A venticinque anni, tuttavia, Mozart fa di testa sua e abbandona Salisburgo per Vienna. Dove cerca e trova la tanto agognata indipendenza.
2. La facilità
Ta. Tata. Tatata ta tata. Tatta taratatata. Mozart è semplice, facile, allegro. E allora pronti a fischiettare Eine kleine Nachtmusik. Ma quei pezzi che all’occasionale ascoltatore d’oggi appaiono come una piacevole e naturale armonia, fonte d’immediato diletto, ai tempi di Mozart suscitavano non poche perplessità. «Per un orecchio non esercitato è difficile seguire le sue opere. E anche gli esperti devono ascoltarlo più volte», ammoniva un Dizionario dei Compositori di allora. Un consiglio utile tuttora, per chi volesse ad esempio cimentarsi con il Quartetto delle dissonanze.
3. I soldi
L’opinione che Mozart abbia dovuto continuamente rosicchiare danaro qua e là era diffusa già tra i suoi contemporanei. In effetti il musicista fu spesso indebitato fino al collo, ma questo non significa affatto che fosse malpagato. Secondo una stima di Volker Hagedorn, Mozart per il Don Giovanni ricevette più o meno l’equivalente di 38.000 EUR. Certo, simili “commesse” non capitavano ogni anno. Tuttavia questo non impediva a Wolfgang Amadeus di condurre, anche nei periodi di magra, uno stile di vita opulento. Bei vestiti, un appartamento signorile, carrozza e cavallo. Insomma, fosse vissuto ai tempi nostri probabilmente lo vedremmo scorrazzare in Ferrari, vestito all’ultima moda.
4. Il disimpegno
D’accordo. Nel carteggio di Mozart poco o nulla si trova sull’appartenenza alla massoneria e men che meno sulla Rivoluzione Francese. Eppure, anche nei momenti in cui l’istituzione segreta finì sotto torchio, Mozart non abbandonò mai i suoi fratelli muratori. Che spesso erano rispettabilissimi dignitari asburgici. Convinti degli ideali di fratellanza e libertà e politicamente attivi a favore del governo illuminato di Giuseppe II. Insomma, non un club di rivoluzionari barricadieri, ma nemmeno una “società dei magnaccioni” come la P2. Senza dimenticare che nelle Nozze di Figaro vennero rappresentati, per la prima volta in un’opera, tensioni e conflitti della società del tempo.
5. La morte giovane
Può essere che la morte abbia colto Mozart nel pieno delle sue forze. D’altronde nel suo appartamento, oltre al Requiem, vennero trovati centinaia di pezzi incompiuti. Di certo essa non ha impedito al musicista di concludere opere di una maturità e completezza esemplari. Goethe, ad esempio, fu talmente colpito dal Flauto Magico da giocare con l’idea di scriverne un “sequel”. In realtà Mozart maturò prestissimo e con una velocità sorprendente. E se pochi davvero furono gli anni della sua esistenza terrena, nondimeno egli ebbe tutto il tempo di comporre e regalare all’umanità qualcosa come 600 opere di qualità strabiliante.
6. L’avvelenamento
Tuttora non è chiaro di cosa sia effettivamente morto Mozart. L’ipotesi più probabile è che il geniale compositore sia passato a miglior vita per colpa di una banale infiammazione cardiaca, collegata a una fastidiosa febbre reumatica, allora tanto diffusa quanto pericolosa. Una morte molto poco romantica. Vuoi mettere contro un avvelenamento per mano di un invidioso concorrente? Magari un italiano intrigante come Salieri? Tutti gli spettatori dell’Amadeus di Miloš Forman ne sono convinti. Per non parlare dei lettori di Aleksandr Puskin, che nel 1830 con il dramma Mozart e Salieri contribuì non poco a infangare la reputazione del povero Antonio.
7. La fossa comune
Una fine peggiore ce la si immagina a fatica. Gettato in una fossa comune senza funerale e perdipiù con un tempo da lupi. Insomma, una sepoltura ancora più misera di quella del Giovane Werther. E invece la cerimonia prese l’avvio dall’appartamento viennese di Mozart, dove la bara, accompagnata dalla moglie Costanza, fece tappa nel duomo di Santo Stefano per la benedizione. Non pochi, si legge nelle cronache, furono i cittadini che «piansero e gridarono» per il decesso. Il cimitero collocato alcuni chilometri fuori città. La tomba semplice, secondo il gusto dell’imperatore Giuseppe II. E nessuna fonte conferma la diceria che il musicista dovette cedere spazio ad altri defunti. Quanto al tempo, certo, faceva freddo. Ma era dicembre. E il sole splendeva.
Di questi e altre leggende mozartiane si occupa Volker Hagedorn in Wer ist Mozart? Die Zeit Geschichte 4, Amburgo 2005, pagg. 98, € 4,50.


