Quando Adolf amava gli ebrei
Il libro di Ralf Georg Reuth ridata l'origine dell'antisemitismo di Hitler alla Monaco del primo dopoguerra
Pubblicato su Il Sole 24 Ore, 15 marzo 2009
Quando nasce l’odio antisemita di Hitler? È la domanda al centro di un libro appena uscito in Germania ma che già promette di far discutere (Hitlers Judenhass. [l’antisemitismo di Hitler], Piper, Monaco 2009, pagg. 374, € 22,95). Il suo autore Ralf Georg Reuth, già curatore dei diari di Goebbels, critica infatti senza mezzi termini l’interpretazione dei più noti biografi del dittatore. L’accusa dello storico e giornalista tedesco a Joachim Fest e Ian Kershaw è quella di aver prestato troppa fede alle testimonianze dello stesso Adolf Hitler nel suo Mein Kampf. Lungi dall’aver nutrito accesi sentimenti antiebraici già a Linz o a Vienna, secondo la vulgata da lui diffusa per accreditarsi come razzista precoce, secondo Roth l’odio del Führer si sviluppò ben più tardi e precisamente nella Monaco controrivoluzionaria del primo Dopoguerra.
Certo nella capitale austriaca il sentimento antiebraico era diffuso e celebri le invettive antisemite del borgomastro Karl Lueger ma, come nota anche Brigitte Hamann nel suo libro Hitler a Vienna, a quel tempo il futuro capo nazista intrattenne anche buoni rapporti con ebrei. E nemmeno l’esperienza della Grande Guerra fu decisiva per instillare in lui la piaga dell’antisemitismo, di cui non esiste pressoché traccia nelle testimonianze dei camerati. Al contrario il caporale Hitler nel 1918 ricevette la prestigiosa onorificenza della Croce di Ferro di prima classe proprio su iniziativa di un sottotenente ebreo: sarebbe stato pensabile una cosa simile se fosse stato apertamente antisemita?
Secondo Roth Hitler era ancora lontano dall’antisemitismo come ideologia di vita persino quando fece ritorno dal fronte dopo la disfatta tedesca. In quei mesi egli viveva da soldato sbandato nella Monaco in pugno all’ebreo socialista Kurt Eisner, diventato governatore della Baviera repubblicana in seguito alla rivoluzione antimonarchica del novembre 1918. Eisner era considerato dai circoli reazionari bavaresi la personificazione del bolscevismo ebraico, e per questo venne assassinato nel febbraio dell’anno seguente. Adolf Hitler partecipò al suo funerale, come mostra una foto scovata da Roth, il quale interpreta questa presenza come un gesto di solidarietà al defunto.
L’assassinio di Eisner spinse dei gruppi anarco-rivoluzionari, tra cui vari intelletuali ebrei, a istituire a Monaco una Repubblica dei Consigli, che ebbe breve durata e finì soffocata nel sangue dall’esercito. Non esistono prove che Hitler si sia mai scagliato contro questo esperimento sovietico-bavarese, se non dopo il suo fallimento, quando nel giugno 1919 entrò a far parte di una «sezione di propaganda antibolscevica» delle forze armate. In quei mesi fatidici assistette sgomento alle imposizioni del trattato di Versailles ed entrò in contatto con lo scrittore razzista Dietrich Eckart, le cui tesi circa l’equiparazione tra giudaismo, bolscevismo e capitalismo trovarono in lui un attento ascoltatore. La triplice analogia di Eckart lo convinse dell’esistenza di una congiura mondiale ebraica a danno della Germania, scatenando in lui un antisemitismo inizialmente più politico che biologico.


