Quella «stecca» di Reagan
Una mostra a Francoforte sui grandi malintesi della comunicazione, da Reagan e Springsteen ai canali di Marte al Mosè di Michelangelo
Pubblicato su Il Sole 24 Ore, 14 dicembre 2008
Studiosi tedeschi promettono cinesi discinte. Accade sull’ultimo numero della rivista della Società Max Planck, dove in copertina spiccano ideogrammi assai poco scientifici. Un imbarazzante disguido tra redazione e grafici a cui la prestigiosa organizzazione di ricerca ha cercato di porre rimedio scusandosi con i propri lettori cinesi, senza tuttavia poter impedire che la notizia facesse all’istante il giro del mondo. Dagli equivoci comunque non si salva nessuno. Ne ha fatto le spese anche Papa Ratzinger a Ratisbona due anni fa in occasione della conferenza che accaldò gli animi dei musulmani portando il Vaticano a scusarsi per il malinteso. D’altronde viviamo nella società della comunicazione e ormai le incomprensioni accadono su scala globale. Intendiamoci, occasioni per non capirsi ve ne sono da quando esiste quell’animale sociale che è l’essere umano. Perché se a sbagliare si riesce da soli, per fraintendersi bisogna essere almeno in due. Questo il messaggio centrale, se abbiamo capito bene, della curiosa mostra in corso al Museo della Comunicazione di Francoforte, dedicata ai Malintesi, Pietre d’inciampo della comunicazione (www.museumsstiftung.de, fino al 17 Maggio).
Talvolta un’incomprensione porta a capire l’opposto del messaggio originale. Accadde a Ronald Reagan quando, dopo un frettoloso ascolto di Born in the USA, elogiò pubblicamente l’album di Springsteen senza capire che il testo trasmetteva depressione anziché ottimismo. Poco male per la promozione del disco, che venne probabilmente aiutato dallo spot inatteso e soprattutto considerati altri sbagli presidenziali, come quello di Bush nella valutazione della situazione in Iraq, dalle conseguenze assai più gravi.
Ma fraintendere non significa necessariamente capire l’esatto contrario di quanto ci viene comunicato: basta comprendere altro e il malinteso è servito. La credenza che su Marte vivano extraterrestri nasce ad esempio da un’errata traduzione del termine “canali” usato dagli astronomi Secchi e Schiapparelli per indicare i solchi della superficie. La versione inglese delle loro osservazioni parlava di “canal” anziché di “channel”, suggerendo così un’origine artificiale del fenomeno. Gli inconvenienti della comunicazione possono anche avere effetti più pericolosi. Non di rado all’origine degli incidenti aerei vi sono equivoci tra pilota e controllore di volo, come nel caso dello spaventoso Disastro di Tenerife del 1977 in cui persero la vita quasi seicento persone. Traduzioni errate sono anche alla base di celebri incomprensioni artistiche, come può notare chiunque visiti la statua del Mosè in San Pietro in Vincoli, che porta in testa due bernoccoli appuntiti. Scartata l’ipotesi che Michelangelo abbia voluto prendere in giro la figura biblica scolpendo nel marmo per diletto un gestaccio abituale nelle foto tra scolari o primi ministri, l’ipotesi più probabile fa ricondurre la stranezza a un’errata traduzione dall’ebraico del termine “raggi”, da intendere come un fascio di luce anziché un paio di corna.
Un precedente che dovrebbe mettere in guardia tutti quei fondamentalisti convinti che interpretando alla lettera i testi sacri si dischiude il regno della verità.


