Una raccolta dei brevi pezzi di costume che Alessandro Melazzini ha scritto per la rubrica “Rich People” de L'Espresso tra il 2007 e il 2012 — istantanee satiriche della Germania del lusso, del kitsch e delle stranezze di costume viste da Monaco di Baviera.
Qui si fa ecofesta
L'espresso, 25 gennaio 2012
Una vera festa, soprattutto per l'ambiente. È quanto promette in Germania l'agenzia di eventi Vok Dams ai clienti più sensibili all'aspetto ecologico dei loro party. Quelli interessati a vagliare i possibili fattori d'inquinamento scatenati dalla manifestazione che hanno in mente. Durata dello spettacolo, mezzi per raggiungerlo, numero dei partecipanti, grandezza del catering: tutte variabili più o meno inquinanti. Per sapere esattamente quante tonnellate di Co2 occorrono a una festa la Vok Dams mette a disposizione su Internet un calcolatore di anidride carbonica. Un buffet per 50 persone in cui tutti gli invitati arrivano in auto da una distanza entro i 100 chilometri significa 40 tonnellate di Co2. Vok Dams promette di trovare soluzioni per ridurre ogni possibile fattore di inquinamento. E nei casi più gravi… che fare, rinunciare a brindare? Nemmeno per sogno. La soluzione si chiama “ecocompatibilità”: se proprio devi inquinare a casa tua almeno datti da fare per ripulire l'ambiente in qualche altro posto del mondo. È la stessa soluzione adottata negli ultimi Mondiali di calcio dalla Germania, che all'insegna della ecocompatibilità ha finanziato una serie di progetti in Africa. Con la speranza che nel 2010 il Sudafrica restituisca il favore.
Perle sulla rete
L'espresso, 25 gennaio 2012
Sono piccole perle sparse per Internet. Parlano della più bella sigaretta mai fumata (The Best Cigarette), raccontano di città oniriche (Budapest) o descrivono la marcia trionfale dell'amnesia (Forgetfulness), al momento una delle più gettonate sul portale video YouTube. Sono produzioni frutto dell'incontro tra arte e tecnologia. Poesie accompagnate da animazioni di qualità spesso professionale – come nel caso dell'americano Billy Collins, pioniere del genere – e immagini sempre attentamente costruite intorno al testo declamato dall'autore. I più entusiasti sperano che l'“animated poetry”, come viene nominata questa forma di letteratura visiva, rivoluzionerà la poesia un po' come i videoclip hanno rivoluzionato la musica pop. Ma se anche ciò non avvenisse, di sicuro con le strofe animate l'arte si scopre ancora più sexy.
Il check up è servito
L'espresso, 25 gennaio 2012
Un check up mentre addenti il panino. È quanto promette l'università olandese di Wageningen a quei professori e studenti che fanno un salto nel suo nuovissimo Ristorante del Futuro. Apparentemente il locale non si discosta dalle solite mense accademiche, in realtà contiene tante di quelle telecamere e sensori da far sembrare la casa del Grande Fratello un rifugio per gente abbottonata. Tutti gli avventori verranno costantemente monitorati da un team di venti scienziati e psicologi: dall'antipasto al caffè ogni loro boccone, gesto e persino ogni battito cardiaco verrà osservato, archiviato, elaborato. Luci, odori e suoni diffusi ad arte permetteranno di saggiare le reazioni dei commensali alle trasformazioni ambientali. «Forse che la gente si ciberà in maniera più sana se diffondiamo un profumo alla frutta? Cos'accadrà se usiamo piatti quadrati o colorati?». Tutte domande a cui è interessato Nico Heukels, direttore ricerche della Sodexho, la società di servizi della ristorazione che insieme all'università ha cofinanziato il progetto di 4 milioni di dollari. Bert Meurs, una delle cavie, è felice di soddisfarlo: «questa ricerca è una buona idea, e poi si mangia meglio che nelle altre mense».
Candeline per Michael
L'espresso, 25 gennaio 2012
A dodici anni, dopo aver letto un articolo su Karl Lagerfeld, decise di diventare stilista. Adesso che di anni ne ha quaranta i giornali tedeschi lo festeggiano come il nuovo papa della moda “made in Germany”. Grazie alle sue idee la bavarese Adidas, dove ha lavorato come designer per undici anni, si è rilanciata come un marchio mondiale della moda sportiva. Ora Michael Michalsky ha deciso di presentare in prima persona le proprie creazioni. Perché, spiega egli stesso, come a un certo punto «le donne desiderano un figlio, io volevo la mia label privata».
Dalle candele profumate agli smoking, vuole produrre di tutto. L'unico limite che si pone questo eclettico stilista tedesco? La propria fantasia.
Brividi proibiti
L'espresso, 25 gennaio 2012
Su Ebay si trova quasi di tutto. Al resto ci pensa GeseXt, il «mercato di lifestyle per adulti disinibiti». Fondato in Germania tre anni fa, dopo un inizio in sordina negli ultimi tempi sta registrando un'impennata di visitatori: ogni mese i curiosi sono quasi un milione e mezzo mentre gli iscritti aumentano a migliaia. Al contrario del portale di aste più famoso del mondo, GeseXt non richiede tariffe d'inserzione. Ma la vera differenza con Ebay è il tipo di merce offerta: oggetti e prestazioni rigorosamente sessuali. A mettersi in mostra sulla piazza virtuale soprattutto singoli e coppie in cerca di brividi, sebbene non manchino le esperte del ramo, come la pornodiva Kyra Shade. Il tutto spesso corredato di foto generose, che per gli iscritti diventano ancora più esplicite. A incontro concluso, ogni partecipante è invitato a lasciare un commento sui propri nuovi amici. Dopotutto, anche da quelle parti ci tengono alla reputazione.
Sassonia senza sesso
L'espresso, 2 dicembre 2008
Giovane, sveglia e dice sempre di no. No alla monotonia di provincia, no alla vita senza prospettive, no alla tristezza di un passato che ancora si cela dietro agli enormi sforzi di cambiamento compiuti dalla Germania in quasi vent'anni. Parliamo delle ragazze tedesche provenienti dai nuovi Länder, le cinque regioni che prima della caduta del Muro costituivano la DDR e ora – salvo virtuose eccezioni – rappresentano le zone più arretrate della Repubblica Federale. Le più vispe, le più intraprendenti, appena possono scappano verso Berlino, Francoforte o Amburgo. E così nell'Est rimangono solo i maschi, sempre più frustrati, violenti e attratti dagli agitatori politici neonazisti. Per combattere la penuria di donne Klaus Mättig, il sindaco di Freital in Sassonia, ha promesso 2000 EUR a ogni ragazza che si trasferisca nel suo comune. Ma l'idea non ha avuto successo. La bellezza e la vivacità delle ragazze sassoni in Germania sono proverbiali. Nonostante i tentativi un po' ingenui di Klaus, ormai Anja, Katrin, Minna e tante altre ragazze dell'Est hanno scelto di trovare fortuna lontano da casa.
Ramadi visto da Occidente
L'espresso, 16 ottobre 2008
Giudice, parlamentare conservatore al Bundestag, esperto per la politica del disarmo. Anche questo è stato Jürgen Todenhöfer, poliedrico manager e intellettuale tedesco proveniente dalla politica e approdato nel consiglio di amministrazione dell'impero mediatico Burda. Dopo un lungo avvicinamento alla cultura islamica e lo scoppio delle guerre in Afghanistan e Iraq, Todenhöfer ha avvertito il bisogno di controbattere all'idea diffusa nella società Occidentale di un Islam prevalentemente aggressivo e fondamentalista, uno dei motivi con cui George Bush ha giustificato la sua dissennata guerra in Iraq. Viaggiando in Medioriente ed esplorando vie non battute dai giornalisti “embedded”, Todenhöfer si è spinto fino alla città irachena di Ramadi per raccontare la storia e le ragioni di quei combattenti che lottano sia contro le truppe d'occupazione americane sia contro le milizie straniere dei terroristi di Al Qaida. Ne è uscito un volume a metà tra la corrispondenza e il saggio, che è anche una polemica riflessione sulle colpe e le distrazioni occidentali all'origine dei conflitti mediorientali. Un libro, quello di Todenhöfer, che in Germania sta suscitando clamore e approvazione. E anche i critici, pur accusandolo di una certa parzialità, attribuiscono al suo fortunato volume una delle qualità essenziali per un reportage: l'autenticità dell'esperienza vissuta. (Jürgen Todenhöfer, Warum tötest du, Zaid? [Perché uccidi, Zaid?], Bertelsmann, Monaco 2008).
Gioventù tedesca
L'espresso, 20 settembre 2008
A Bodenmais, un paesino di tremila anime nella profonda Baviera cattolica, Michael Adam ha conquistato la poltrona di sindaco sottraendo il potere al navigato sfidante che sedeva ininterrottamente in comune da diciotto anni. Una vera sorpresa, e non solo perché nella zona della Foresta bavarese il partito conservatore della CSU da decenni è abituato a superare abbondantemente la soglia del 50%. Oltre a essere socialdemocratico, Adam infatti ha solo ventitrè anni, è di fede evangelica e non ha mai nascosto la propria omosessualità. E invece sbaragliando gli scetticismi è diventato il più giovane sindaco della Germania. Ma passata la sbornia della vittoria, Adam ora si presenta puntuale in comune ogni giorno alle sette di mattina per rimanerci spesso fino a notte fonda. Sebbene inesperto, infatti, non è un illuso, e c'è da scommetterci che ha ben presente i motivi concreti che lo hanno portato in comune. La sua elezione probabilmente non va ricercata in un'improvvisa voglia di politica progressista, quanto perché ci si aspetta che rimedi al fallimento della società turistica locale: un vero disastro per un piccolo villaggio che proprio nel turismo ha la sua fonte principale di reddito. Non sappiamo se Michael ce la farà, ma di sicuro già l'averlo eletto per Bodenmais è stato un ottimo colpo di marketing.
Castelli da favola
L'espresso, 29 agosto 2008
Una vacanza davvero principesca. È quella promessa in Germania dalla catena Ringshotel con il pacchetto Gast im Schloss (ospite nel castello). Manieri, dimore signorili e antiche fortezze disseminate lungo il paesaggio tedesco aprono le porte al turismo internazionale per feste, celebrazioni e brevi vacanze al di fuori dei ristori scontati. Residenze spesso circondate da ampi parchi e immerse in una suggestiva atmosfera medioevale. Gast im Schloss assicura un'esperienza fuori dal comune, accompagnata a una raffinata gastronomia con specializzazione in cucina regionale tedesca. Nove i castelli-hotel, quasi tutti ancora di proprietà delle rispettive famiglie nobiliari. Storici edifici ora anche a disposizione del turista italiano che voglia spingersi a Nord per sperimentare dal vivo il lato elegante del “Made in Germany”.
Golosi sotto la tenda
L'espresso, 7 luglio 2008
Ormai ogni grande città tedesca ne conta almeno uno. Sono i “Palazzi del Gusto”, enormi tendoni per serate speciali, ma guai a chiamarli circhi! Quello che offrono è un ambiente elegante arredato con specchi e velluti, una cena sofisticata e uno show degno del miglior cabaret in stile anni Venti di Berlino. A gestirli ci pensano Alfons Schubeck, Harald Wohlfahrt ed Eckart Witzigmann, ovvero i più celebri cuochi della Germania. I prezzi si aggirano intorno ai cento euro per cibo e spettacolo, vini esclusi. Ogni dettaglio della serata – luci, ambiente, musica, servizio clown e giocolieri – è curato con precisione meticolosa. Incurante di partecipare – dicono i critici – a una massificata fiera del kitsch, il pubblico tedesco sembra gradire entusiasta lo show culinario dalla durata media di tre ore e mezza. D'altronde gli ospiti che in questi anni hanno già provato un “Palazzo” ormai si contano a centinaia di migliaia e a ogni nuova stagione il menù e le attrazioni trovano il modo di presentarsi rinnovati, tanto che la formula dopo un export di successo in Austria e Svizzera ora si appresta a piantare le tende – è proprio il caso di dirlo – persino a Dubai.
Caffè corretto
L'espresso, 1 giugno 2008
Dal 1978 Ruffini resiste in barba allo scetticismo dei concorrenti. La sua è una delle formule più alternative della gastronomia tedesca: un caffè senza nessun capo, ma 25 membri tutti con diritto di voto. Nato a Monaco di Baviera da un gruppo di camerieri stanchi di prendere ordini, Ruffini è ormai parte integrante del panorama culinario cittadino. Nelle giornate di sole la sua terrazza è presa d'assalto dai patiti del brunch all'aperto, mentre di sera un programma culturale intrattiene il pubblico più esigente con esposizioni, concerti e pubbliche letture. Gli ingredienti naturalmente sono tutti biologici, le torte una leccornia e la carta dei vini strizza tutti e due gli occhi all'Italia. Nel corso degli anni nuovi membri hanno sostituito quasi tutti i fondatori dell'originale caffè-cooperativa, ma il principio sessantottino è rimasto immutato. Assemblea plenaria, dibattito serrato e votazioni collettive per approvare ogni singola scelta di conduzione. Raggiungere l'unanimità è difficile, ma l'esperimento è gustoso.
Berlino Underground
L'espresso, 7 maggio 2008
Povera ma sexy. Così ama definirsi Berlino, ricca di giovani artisti e pulsante di notti folli ma senza un centesimo perché indebitata fino al collo. Ora per i nuovi abitanti della capitale tedesca decisi a vivere solamente di espedienti c'è Berlino per i Poveri [Berlin für Arme, Eichborn Verlag, Francoforte 2008], la guida turistica per diventare maestri dell'arte di arrangiarsi. D'altronde in una metropoli piena di ambasciate e vernissage le occasioni per scroccare sono all'ordine del giorno: basta tenere sott'occhio il programma delle manifestazioni, andarci ignorando i quadri esposti e concentrarsi sul buffet facendo sapientemente gimkana tra gli altri ospiti. E se proprio non si vuole rinunciare alla cultura, tra offerte di quotidiani in prova, visite alle biblioteche e sbirciate in libreria, a Berlino è facilissimo arricchirsi di sapere senza spendere un soldo.
Pony Express
L'espresso, 4 maggio 2008
Boccoli, rossetto, tattoo e uniforme da marinaretta. Con il marchio Pony Mädchen Valena Fürstenberg in Germania sta facendo impazzire tutti gli amanti del fetisch american-retrò. Le collezioni della giovane stilista berlinese strizzano l'occhio ai nostalgici di Betty Page e guardano contemporaneamente ai recenti successi della conturbante Dita von Teese, la nuova divina del burlesque. Indossando un abito di Valena ogni donna si può trasformare in un lampo in una hostess, poliziotta o soldatessa. Per fingere con studiata malizia di vivere ancora negli irresistibili anni Cinquanta.
Prigionieri della moda
L'espresso, 25 aprile 2008
Attente fashion victims: pericolo moda! Apre nel centro di Berlino il primo negozio di abiti ispirati e confezionati interamente in gattabuia. Al successo del marchio Haeftling (ovvero “detenuto” in tedesco) collaborano infatti cinque istituti di pena della Repubblica Federale e uno inglese decisi a impiegare i loro ospiti nel taglio e cucito di capi in stile con il loro poco allettante ambiente di lavoro. Sessanta gli indumenti della singolare collezione, in vendita a prezzi che vanno dai 29 EUR per una maglietta ai 350 per un giaccone invernale. Una parte dei proventi è versata in beneficenza ad associazioni contro la pena di morte. L'esperimento è azzardato, il successo ancora insicuro. Ma c'è chi scommette che Haeftling andrà a ruba.
Ci vuole stoffa
L'espresso, 16 marzo 2008
Disegnati a Berlino con il computer e tessuti a mano sulle montagne dell'Himalaya. Sono i tappeti tecno-artigianali di Rug Star, il nuovo oggetto del desiderio dei borghesi-bohémien. Nati dall'inventiva del giovane architetto-designer Jürgen Dahlmanns, le sue creazioni richiedono una media di 5000 ore di lavoro e nascono come oggetti d'arredamento del tutto speciali. «C'è troppa inutile spazzatura al mondo, senza gusto, amore e passione» afferma Dahlmanns dichiarando guerra ai colori scontati e alle decorazioni monotone. In catalogo annovera anche tappeti modulari e scomponibili, frutto di un'inventiva e una passione in armonia con l'aspetto commerciale dell'attività, che lo ha spinto a creare una linea speciale di prodotti per i punti vendita dell'Ikea. I prezzi partono da 450 EUR al mq. Ma quello che si porta a casa secondo Rug Star non è un semplice tappeto, bensì un'opera d'arte. Da trattare coi piedi.
Super Bionda
L'espresso, 29 febbraio 2008
Germania a tutta birra? Per non parlar della Bionade, la bevanda che dopo aver fatto impazzire i tedeschi ora vuol conquistare l'Europa. L'ha scoperta il bavarese Dieter Leipold salvando in corner il proprio birrificio dalla rovina. Dopo aver trasformato il bagno di casa in laboratorio per anni ha trafficato alla ricerca della formula giusta. Poi nel 1995 ha fatto bingo. Distribuita inizialmente solo nei bar alla moda di Amburgo e senza la benché minima pubblicità, da due anni a questa parte le vendite sono esplose passando da 20 a 250 milioni di pezzi. È disponibile in cinque gusti e viene commercializzata in una tipica bottiglia di birra, sebbene sia una bevanda analcolica. Gli ingredienti sono tutti biologici e la formula, naturalmente, la conoscono solo Dieter e famiglia.
Tendenza silenzio
L'espresso, 26 gennaio 2008
Sono isole di silenzio, barriere contro il rumore. Invogliano a riflettere, fermarsi, meditare. Sorgono dove meno te l'aspetti e in Germania ne nascono di continuo. Sono le “Räume der Stille”, gli spazi del silenzio: stanze votate alla quiete nel mezzo di zone immerse nel frastuono. Fiere, aeroporti, autostrade ma anche monumenti e persino stadi di calcio. Ogni luogo di massa ormai per i tedeschi sembra diventare completo solo quando include in sé il suo contrario.
Per i viaggiatori stanchi dello shopping l'aeroporto di Düsseldorf offre un'area dove sostare che è anche luogo di memoria per un grave incendio lì divampato nel 1996. Uno spazio neutrale in onore di tutte le vittime senza distinzione di religione, molto frequentato anche dal viaggiatore che mira solamente a sottrarsi allo stress delle partenze.
Da Düsseldorf proviene anche Günther Uecker, l'artista a cui è stato commissionato lo spazio silente del parlamento a Berlino, una stanza improntata al minimalismo che un gioco di luce naturale vuole rendere simile a una cripta del Medioevo e in cui una scultura di granito alla bisogna si trasforma in altare cristiano. A due passi dal Bundestag anche la Porta di Brandeburgo è dotata di attiguo e spartano luogo del silenzio dedicato alla pace. E sempre nella capitale tedesca l'anno scorso per i Mondiali hanno inaugurato una stanza di meditazione all'interno dello stadio olimpico per tutti gli sportivi in cerca di quiete. Difficilmente Materazzi e Zidane il nove luglio ci saranno passati. Anche la Veltins-Arena di Gelsenkirchen nasconde una zona off-limits ai cori sfrenati, in cui tuttavia solo il tifoso provvisto di biglietto VIP può fare il suo ingresso. Mentre essa è adibita a cappella cristiana, molte altre stanze del silenzio rinunciano a esibire una precisa fede preferendo la salomonica assenza di simboli, come nel caso della svizzera “cappella delle religioni mondiali” costruita dalla zurighese Pascale Guignard al passo del San Gottardo, un cubo di cemento pieno di vuoto e impermeabile al baccano delle auto sfreccianti sulla vicina autostrada. Altri edifici adottano invece una pragmatica soluzione multifunzionale, per cui a seconda dell'occasione viene prontamente modificato l'arredo sacro, permettendo così la celebrazione di riti cristiani, ebraici o islamici. Alcune installazioni sono temporanee, come è accaduto per la cappella dell'Expo di Hannover o il padiglione religioso collocato nel parco zoo di Sababurg nell'Assia.
All'origine di tutti i moderni spazi del silenzio la stanza di meditazione costruita a New York negli anni Cinquanta per volere dello svedese Dag Hammerskjöld nel palazzo delle Nazioni Unite, di cui allora era segretario generale. Encomiabile idea. E tuttavia, più della pensosa e raccolta quiete del singolo in un simile edificio è certo preferibile la vivacità del pubblico discorso.
Rich People
L'espresso, 2 dicembre 2007
Nasce in Germania Rich, la rivista che i lettori non li cerca: li seleziona. Gioielli, auto, moda e tutto quanto fa lusso: soprattutto di questo intende occuparsi l'esclusivo periodico. Ma per conoscere di prima mano i contenuti della rivista occorrono entrate mensili ad altezza 7000 euro e oltre. Cercarla in edicola è impresa vana. Solo chi supera quella soglia minima avrà infatti la possibilità di vedersene recapitare per posta una copia. Dopotutto «Rich bisogna esserselo guadagnato», commenta sicuro di sé il trentasettenne Christian Geltenpoth, a capo dell'iniziativa dopo aver fatto fortuna da giovanissimo con le riviste d'informatica.
I primi due numeri della sua nuova creazione verranno democraticamente spedite a tutti i ricchi tedeschi. Gratis. Proprio vero che piove sul bagnato.
Dolci vizi a Villa Venus
L'espresso, 31 ottobre 2007
Comodo andar per bordelli a Berlino. Perché in Germania la prostituzione è accettata e permessa. Le case chiuse sono legalmente aperte e a farci puntuale visita è innanzi tutto il fisco che in cambio riconosce alle prostitute il diritto alla mutua e alla pensione. Chi voglia proporsi all'ufficio di collocamento non ha che da farsi avanti, mentre alle disoccupate troppo schizzinose viene tolto il sussidio, come è successo a una cittadina di origine turca scandalizzata anche solo all'idea di dover prestare servizio come (normale) barista in un simile luogo.
Ben altrimenti ha invece risposto il giornalista Thomas Brussig alla “proposta indecente” di un quotidiano berlinese che gli ha chiesto di andare a frugare nel sottobosco della capitale tedesca per raccontare ai suoi lettori le tentazioni di una città in cui tutti i muri, anche quelli eretti dal comune senso del pudore, hanno cessato da tempo di fare paura.
Forte della propria inesperienza e setacciando i siti internet con cui le case di tolleranza tedesche si fanno concorrenza sul Web, Brussig si è trasformato in un flaneur del sesso. I reportage delle sue visite a luci rosse sono ora raccolti in un volume tanto criticato di maschilismo quanto letto con interesse (Berliner Orgie [Orgia Berlinese], Piper, Monaco 2007).
«La clientela dei bordelli è estremamente varia. In metropolitana riconoscerei prima un disoccupato che un frequentatore di case chiuse» constata Brussig dopo aver passato in rassegna i suoi numerosi compagni di viaggio. In verità anche i locali stessi offrono una varietà considerevole. Semplici topless bar, oscuri night club, equivoci club per nudisti, case chiuse di periferia. Brussig li ha provati tutti, scoprendo che non sempre la prostituzione è così triste come la si dipinge. Il clima più gioviale è quello degli stabili con camere in affitto, come la “casa di piacere coniglio” o il Café Pssst!, quest'ultimo teutonicamente dotato di ordinamento condominiale separato per uomini e donne (per tutti è vietata l'assunzione di droghe, le seconde sono pregate di lasciare le stanze pulite come le si è trovate). Tra i casini più leziosi Villa Venus, un edificio signorile nella zona Est della città, amorevolmente arredato dalla tenutaria con sfoggio di fiocchi, corrimani e leziosità d'antan: tutte per invogliare il cliente ad abbandonarsi alle grazie della casa. Tranne questi non sia un esattore del fisco, come a Brussig salta in mente di spacciarsi per non svelare lo scopo giornalistico della sua missione. In tal caso la malia tentatrice delle inquiline cede il passo a un guardingo sospetto. Perché tolleranti queste case chiuse con il fisco non lo sono per nulla. Spesso farsi emettere uno scontrino è un'impresa (e Brussig ne ha bisogno per ottenere il rimborso spese dal giornale). Nei locali il cliente è sempre un pollo da spennare. Con le ragazze tutto quanto non viene chiaramente esplicitato ha sempre un costo extra. Anche fare l'amore svestiti, se non lo si è concordato prima. Insomma, andare al bordello a Berlino, avverte Brussig, è come percorrere l'autostrada del Brennero: «chi si mette in viaggio paga continuamente pedaggio».
Due le eccezioni: Artemis e Tempel Oase. Il primo è la più grande casa di piacere d'Europa e L'Espresso se ne è occupato recentemente. Enorme, confortevole e del tutto privo di barriere architettoniche, Artemis appare senza dubbio come «il futuro della prostituzione». La seconda eccezione è Tempel Oase, uno dei più frequentati club di scambisti della Germania: conta visitatori da ogni dove e il sito è in tedesco, inglese, russo, francese e spagnolo. In simili luoghi è possibile assistere a orge da mille e una notte tra sconosciuti consenzienti: «qualcosa di possente, come lava che lentamente avanza strisciando fino ad arrestarsi e raffreddarsi». Difficile sottrarsi a una simile tentazione, se ti ci ritrovi in mezzo. Ma Brussig ogni volta riesce a fermarsi prima dell'irreparabile. La moglie a casa apprezza. Meno i lettori, che si sentono traditi: «è come far scrivere di Würstel a un vegetariano».
Rapper upper class
L'espresso, 7 settembre 2007
Sono figli di papà. E tu gli fai schifo. A meno di non avere un portafoglio gonfio come il loro. Per farteli amici non basta abitare a Monaco di Baviera, la città incoronata dalla rivista inglese Monocle migliore metropoli al mondo per qualità della vita.
Se vuoi essere trattato alla pari devi possedere una villa a Grünwald, il sobborgo più ricco dell'assai benestante città tedesca. Parliamo degli Stehkrägen, il gruppo rap più opulento della Germania. Il nome della band – in italiano: “Colletti Alzati” – è un richiamo allo stile arrogante con cui amano indossare le costose camicie acquistate nei più esclusivi negozi del centro. Quelli dove si possono trovare anche gli occhiali firmati Gucci, accessorio indispensabile per consultare al meglio il luccicante sito Internet della band, come loro stessi consigliano sulla prima pagina del loro sito. Aggro sta per Azioni, Grana, Grandi immobili, Rendite e Opulenza: i “valori” in cui credono Yachtmeister, Goldmann X e gli altri membri della dorata formazione hip-hop. A tempo perso studiano giurisprudenza, economia e commercio o, come racconta di sé DJ Bling Bling, trafficano nello studio di registrazione ricevuto in regalo dalla madre a quindici anni. D'altronde, avrà pensato la donna, qualcosa bisognava pur fare per placare l'irritazione del figlio costretto ad aspettare ancora tre anni prima di mettersi al volante di una grintosa Porsche. E chi non ha avuto la fortuna di nascere nella bambagia com'è accaduto a loro? Mal gliene incolga.
«Ehi ometto, la tua povertà mi fa schifo/ma non hai una madre e un padre che sanno fare qualcosa?» cantano infatti gli Stehkrägen nel loro single di esordio, sfottendo almeno il 95% dei possibili ascoltatori e ricordando ai comuni mortali che «per te la Polo è solo un'auto. Per me è uno sport». Anche il videoclip non scherza quanto a presunzione e insolenza, pieno com'è di bolidi, champagne, carte di credito giganti e tirate di coca da far sembrare Kate Moss una proibizionista. C'è da stare sicuri che i primi a strabuzzare gli occhi e le orecchie saranno i loro “colleghi” rapper di Berlino, quegli artisti come Sido, Bushido o Tony D che in Germania hanno conquistato notorietà cantando storie di ben altro impegno sociale. Ma della “street credibility”, la credibilità guadagnata sul campo da ogni gruppo rap che si rispetti, agli Stehkrägen non importa nulla. «Può darsi che i musicisti berlinesi abbiano un pubblico più vasto. Ma il nostro ha più soldi» commentano loro con una buona dose di cinismo. Forse troppo. Tanto che sono in molti a credere si tratti solamente di una burla, sebbene orchestrata in maniera impeccabile da un gruppo finora capace di sfruttare al meglio il proprio successo per via mediatica. Altri pensano invece che sia tutta una raffinata satira agli esibizionismi dei ricchi moderni. Come interpretare infatti certi indizi quali il titolo della patinata e inesistente rivista (Caro & di cattivo gusto) tenuto in mano da un membro del gruppo nel videoclip in circolazione anche su Youtube? Ma soprattutto come mai la snobissima cantante La Crosse si è fatta riprendere con indosso un abitino a buon mercato di H&M? Incongruenze che tuttavia impallidiscono di fronte alla scoperta della Süddeutsche Zeitung secondo cui a tirare le fila della misteriosa band vi sono addirittura Ludwig von Bayern e Severin Meister, rampolli di due tra le più prestigiose casate della Mitteleuropa, i Wittelsbach e gli Asburgo.
E mentre nessuno ancora ha pienamente risolto l'enigma di questa band paradossale e sfacciata, l'album di debutto è annunciato per ottobre. Con titoli come “Barbour Baby!”, “Caviale per la Somalia” e “Il denaro non si compra” il gruppo sente già di avere in tasca il successo.
Ma gli Articolo 31, Fabri Fibra e gli altri rapper nostrani possono dormire sonni tranquilli. Fino a quando gli Stehkrägen canteranno in tedesco, qui da noi tutti i loro soldi sono carta straccia.


