Rilke, cerco un'eco nel cuore delle fanciulle
Desideroso di intimi affetti, ma anche di solitudine e indipendenza, lo scrittore austriaco inseguì per tutta la vita conoscenze femminili, che svolsero per la sua arte un fondamentale ruolo di fertili muse
Pubblicato su La Stampa, 1 settembre 2004
Chissà da quale abissale lontananza Rainer Maria Rilke (1875 – 1927) avrebbe scrutato il feroce disprezzo verso la donna covato dal moderno estremismo islamico. Per il poeta austriaco, appassionato lettore del Corano, le donne furono infatti l'unica vera dimora di un'esistenza nomade.
E alle tante, tantissime Donne di Rilke è interamente dedicato il nuovo libro di Gunnar Decker per i tipi della Reclam di Lipsia.
Sin da giovane, l'unica grazia implorata dal poeta fu quella di trovare «delicata eco nel cuore di belle fanciulle». Venne pienamente accontentato: nel corso della vita le sue poesie risuonarono cullate in mille cuori femminili.
Sempre alla ricerca di intimi affetti, ma anche desideroso di solitudine e radicale indipendenza, Rilke fu un poeta costantemente dedito alle donne. Ed esse svolsero per la sua arte un fondamentale ruolo di fertili muse: «sia essa dello spirito o della carne la fecondità è una» dichiara l'artista nelle Lettere a un giovane poeta (1904). Nella devozione verso la femminilità, Rilke cercava un'elevazione spirituale in grado di portarlo all'apice della capacità espressiva. Più d'una sono le opere da lui dedicate a una donna, a partire dalla prima raccolta di poesie Vita e canti (1894). Composta a 19 anni e in seguito ripudiata, essa venne offerta al suo primo amore Valerie von David-Rohenfeld, dalla quale trasse non solo ispirazione ma anche un importante aiuto economico per la pubblicazione del libro. I Sonetti a Orfeo (1923), il componimento della maturità artistica pubblicato lo stesso anno delle magistrali Elegie duinesi, è invece inteso da Rilke addirittura come un "monumento funebre" alla memoria di Wera Ouckama Knoop, conturbante bellezza morta giovanissima, ma in tempo per colpire e suggestionare l'animo del poeta. Anche da chi lo criticò aspramente, come la pittrice Paula Becker, dal poeta invano amata, Rilke seppe trarre ispirazione. In seguito sposò un'amica della ragazza, la scultrice Clara Westhoff, da cui ebbe una figlia poco prima di allontanarsi da entrambe, senza tuttavia mai rompere definitivamente il vincolo nuziale. Fu l'energica Clara che gli schiuse le porte all'arte di François-Auguste Rodin, il venerato scultore francese di cui il poeta divenne poi segretario e biografo. Rodin, oltre a trasmettere al suo singolare aiutante un'austera etica del lavoro artistico, influenzò la poesia rilkiana, che divenne capace, nel tratteggiare un semplice oggetto, di creare una raffinatissima scultura della parola. Così Rilke compose stupende Nuove poesie (1907-1908) che, descrivendo persone, animali, singoli manufatti o magari proprio opere scultorie come il Torso arcaico di Apollo, seppero illuminare quel "profondo in superficie" così abilmente nascosto da certi difficili personaggi di Hugo von Hofmannsthal. Rilke viaggiò moltissimo, più volte anche in Italia, dove iniziò la composizione della sua opera più conosciuta durante un soggiorno nei dintorni di Trieste, a Duino, in un castello messogli a disposizione dalla nobildonna Marie von Thurn und Taxis, sua amica, mecenate, musa e madre, in grado di controbilanciare e armonizzare con la propria sobrietà di giudizio la struggente sensibilità del poeta. Tra le bellezze italiane che smossero il suo animo vi fu anche Eleonora Duse, corteggiata a lungo prima di concedere all'artista l'onore di venire ammesso al cospetto della "divina".
Ma l'incontro più decisivo per Rilke fu quello con Lou Andreas-Salomé, la donna che aveva fatto innamorare Friedrich Nietzsche e che sarebbe diventata assistente di Sigmund Freud a Vienna. Lui aveva solo 21 anni, lei più di trenta. Fu su consiglio della Salomé che Rilke da René divenne Rainer, emancipandosi definitivamente dalla sua giovinezza praghese. Anche dopo lo sfumare della fervente passione, la donna rimase confidente del poeta fino alla morte. Lou gli fece conoscere la spiritualità russa, in cui Rilke per un certo periodo si immerse, e con lei il poeta viaggiò più volte a Est, giungendo a incontrare di persona anche il grande romanziere russo Lev Nikolaevič Tolstoj.
Se la moglie introdusse Rilke alla scultura, la pianista viennese Magda von Hattinberg ebbe un ruolo importante nella formazione musicale del poeta, prima fortemente lacunosa. Al pari di Lou Salomé anche la Hattinberg scrisse una biografia dell'amato, benché il loro rapporto fu di breve durata. Pur separandosi da lei senza troppi riguardi, Rilke non mancò di confessare alla donna che in sua presenza aveva «vissuto così profondamente della tua anima, nel tuo cuore, come il bimbo nel seno della madre».
La madre naturale, invece, Rilke non l'amò. Se nell'ottava elegia duinese egli canta l'amore e l'intimità materna, «poiché grembo è tutto», in realtà egli disprezzò in lei il gretto arrivismo, definendola una «miserabile creatura avida di piaceri». Phia Rilke, che per lungo tempo si era divertita ad addobbare il piccolo René con leziosi abiti femminili, aveva infatti abbandonato il tetto coniugale, insoddisfatta della modesta posizione sociale del marito Josef.
Rilke, poeta dal sensibilissimo sguardo rivolto verso l'interno, insisté tutta la vita sull'importanza di non confondere l'autore con la sua opera. In particolare, parlando de I quaderni di Malte Laurids Brigge (1910), affermò di essere riuscito a oggettivare, quindi superandolo, il profondo e continuo dissidio del suo sosia interiore, proprio trasferendolo nei quaderni scritti dal suo inquieto alter-ego Malte. Alcuni pensano tuttavia che egli rimase impigliato nelle disgrazie del suo personaggio.
Certo è che nell'arte Rainer Maria Rilke sublimò l'esistenza umana, purificandola dalle imperfezioni. In vita, nessuna donna lo ebbe mai esclusivamente per sé.
Ma nella sua poesia, egli le amò tutte.


