Rovinati da Harry Potter
Il filosofo Peter Sloterdijk legge la crisi finanziaria globale attraverso le sue fantasiose metafore
Pubblicato su Il Sole 24 Ore, 11 gennaio 2009
La crisi? Tutta colpa di Harry Potter. Perché secondo Peter Sloterdijk, gli operatori finanziari che hanno gettato a terra l’economia mondiale con sconsiderate acrobazie debitorie l’hanno fatto convinti di possedere le doti soprannaturali del celebre maghetto. Drogati da una smodata aspettativa di guadagno e accecati da sogni di arricchimento sfrenati essi hanno scambiato la dura realtà per il simpatico mondo imbevuto di magia descritto nei romanzi di Joanne Rowling, alla faccia di chi ancora crede alla favola dei comportamenti economici motivati da sobria razionalità. Ma ora che gli effetti dello sconquasso finanziario stanno facendosi paurosamente reali, avverte il pensatore tedesco, cercare un capro espiatorio non serve. All’origine della crisi planetaria non v’è semplicemente la smodata avidità di pochi scriteriati, bensì il comportamento irrazionale delle migliaia di intermediatori finanziari ingannati dalla possibilità di colmare eventuali perdite con la generosa emissione di moneta delle banche centrali. Non tragici eroi quindi, bensì anonimi «cacciatori d’interesse» intrappolati in un illusorio «sistema di avidità dinamica». Ecco perché se il venerdì nero di ottant’anni fa ebbe i tratti di una vera tragedia shakespeariana, quella di adesso è al più una «cospirazione di borghesucci». Sulla validità delle analisi di Sloterdijk non tutti sono d’accordo, ma di certo il prolifico e mobile autore sessantunenne – filosofo, polemista, saggista nonché presentatore tivù, vive e insegna tra Karlsruhe, Vienna e la Francia meridionale – ha visto in anticipo gli scricchiolii di un sistema economico-finanziario oggi in pieno terremoto. Soprattutto è riuscito ad accattivarsi un vasto pubblico di lettori grazie alla sua abilità di creare sempre nuove e fantasiose metafore, si tratti del fragile «palazzo di cristallo» in cui trovano dimora i nostri progetti di vita o del «sistema di palle di neve» che è all’origine dell’attuale inverno economico. In Germania Sloterdijk è balzato agli onori delle cronache culturali nel 1983 con una Critica della ragione cinica in cui sin dal titolo si richiamava ambiziosamente a Immanuel Kant per analizzare uno dei tratti fondamentali della razionalità post-illuminista. Negli anni Novanta ha poi creato scalpore sfornando la sesquipedale trilogia Sfere (2500 pagine di cui l’ultimo volume è uscito nel 2004), dedicata nientemeno che alla storia dell’umanità tutta, analizzata impiegando come canone interpretativo un concetto geometrico. Nel 1999 un suo discorso in favore della clonazione gli è costato la rottura dei rapporti con il collega Jürgen Habermas e l’accusa mossagli dallo Spiegel di coltivare tendenze totalitarie e fasciste. Un putiferio che, a voler ragionare cinicamente, è andato a tutto vantaggio della sua notorietà. Perché lo si ritenga un genio oppure si giudichino i suoi lavori un cumulo di chiacchiere ben presentate – così la maggioranza della stampa di lingua tedesca ha accolto Il mondo dentro il capitale, compendio di Sfere nonché saggio dedicato alle origini storiche della globalizzazione – da quando la crisi imperversa le interviste a Peter Sloterdijk in patria vanno ormai moltiplicandosi. Eppure lui non si scompone né dice di voler sfruttare la popolarità dell’indovino, perché in fondo «c’era un battaglione di cassandre che metteva in guardia sulla cagionevolezza dei mercati finanziari». Senza una cornice di regole imposta dallo Stato d’altronde era prevedibile che l’economia capitalista avrebbe un giorno fatto scoppiare la bolla finanziaria, spingendo la gente a ricredersi prima di liquidare tutte le idee socialiste come arnesi da buttare nel cassonetto della Storia. Ma allora perché nessuno è stato ad ascoltarli? Secondo il filosofo la ragione va ricercata nella frivolezza della nostra epoca e nell’esaltazione collettiva di facili guadagni che ha liberato la fantasia dei mille Harry Potter gettatisi coi loro abracadabra sui patrimoni dei risparmiatori. Ma se ormai l’economia è malata, Sloterdijk è ben lungi dall’offrire pozioni magiche di guarigione. Per il futuro occorre mettersi il cuore in pace: siamo destinati a vivere in una società in crisi permanente. Forse per questo è bene già ora prepararsi a «cambiare vita», come esorta il filosofo sin dal titolo del suo nuovo atteso saggio, in uscita a marzo in Germania. D’altronde solo cambiando sarà possibile sbloccare l’impasse globale in cui tuttora brancoliamo. Per fortuna almeno qualche segnale induce all’ottimismo. È il caso delle ultime elezioni presidenziali negli Stati Uniti: «semplicemente per il fatto che è stato votato, Barack Obama ha cambiato il mondo».


