Scuola guida (di panzer)
In Brandeburgo, la prima scuola al mondo per guidare carri armati T55 in versione civile
Pubblicato su Il Sole 24 Ore, 27 settembre 2009
Qui se mi sbaglio, invado la Polonia. In fondo non è facile sentirsi a proprio agio, guidando per la prima volta un panzer sovietico. Mi trovo nell’angusto abitacolo di un carroarmato modello T55, seicento cavalli per trentaquattro tonnellate di peso. Una bestia rombante che richiede energia per ingranare le marce e nulla concede alla comodità. Fortunatamente ricorre in mio aiuto l’istruttore, dettandomi dall’interfono i comandi per concludere pacificamente il mio giro in cingolato. Sono in un campo di Steinhöfel nel Brandeburgo, a metà tra Berlino e il confine polacco, praticamente nel mezzo del nulla. Qui i fratelli Axel e Jörg Heyse nel 2005 hanno aperto la prima “scuola” al mondo per guidatori di panzer in civile (www.panzerkutscher.de). Di teoria, in realtà, se ne riceve pochissima, giusto le misure necessarie per la sicurezza. D’altronde chi viene da queste parti e paga 136 euro, lo fa per mettersi velocemenente in sella e premere sull’acceleratore. «L’esperienza dura mezz’ora» mi spiega Axel Heyse preparandomi alla prova su strada «giusto il tempo per divertirsi senza stancarsi. Queste macchine sono robustissime, ma non hanno alcun sistema idraulico o elettronico, è tutta pura meccanica sovietica anni Sessanta, e chi non è abituato poi ne risente nel fisico». Non è certo il caso del mio interlocutore, che ha servito come soldato carrista e istruttore per dieci anni nell’armata popolare della Germania Est. «Uscii dall’esercito un anno prima del crollo del Muro, di cui per altro non mi accorsi perché in quei giorni mi trovavo nei boschi a lavorare come guardia forestale. Nei primi anni dopo la Riunificazione dovetti imparare a vivere in un mondo completamente nuovo. Democrazia, economia di mercato, disoccupazione: tutto questo da noi era sconosciuto». Per quasi un lustro Axel cambia mille lavori, poi finalmente ottiene un posto sicuro in polizia. Sette anni fa, però, l’incontro fatale. «Eravamo in vacanza nei dintorni di Praga, quando in un parco rottami lungo la strada vedemmo un panzer smembrato. Era destinato alla fusione. Bruciammo i nostri risparmi delle ferie, e decidemmo di acquistarlo». Inizia una girandola burocratica internazionale per ottenere l’autorizzazione a trasportare la ferraglia dal parco rottami al garage di casa. «Ci volle un bel po’, perché nessun ministero ceco o tedesco sapeva esattamente come comportarsi in una situazione del genere. Quando poi riuscimmo a portarlo in officina, ci mettemmo due anni a rimetterlo in sesto». Presto si sparge la voce che nel garage dei fratelli Heyse è risorto un panzer, e i telefoni non smettono di squillare. «Allora ci siamo accorti che là fuori ci sono tantissimi matti come noi. E così, senza mai aver studiato economia o possedere una qualche esperienza aziendale, abbiato deciso di rischiare, licenziandoci da un lavoro sicuro per darci all’imprenditoria del divertimento».
Oggi la ditta di Axel e Jörg Heyse occupa un percorso a ostacoli di otto ettari e mezzo, conta tredici panzer – naturalmente demilitarizzati – e dodici dipendenti, dieci dei quali sottratti a una disoccupazione pluriennale. In una regione dell’Est povera e depopolata come il Brandeburgo, che dopo il 1989 ha visto le proprie industrie pesanti rapidamente chiuse e smantellate perché inefficienti, l’idea imprenditoriale dei fratelli carristi giunge come una benedizione. Ad approfittarne non sono solo i nuovi assunti, bensì tassisti, pensioni e le officine a cui i fratelli chiedono di saldare quelle parti di ricambio che ormai in originale sono quasi introvabili. «Abbiamo visitatori da ogni parte del mondo, anche da nazioni come l’Islanda, che non hanno un esercito. Vengono giovani, anziani, militari e obiettori civili. E, incredibilmente, il 40% dei guidatori sono donne». Come quella cliente che, forse per scaricare la frustrazione accumulata durante i parcheggi in città, previo sovrapprezzo ha voluto togliersi la soddisfazione di piallare un’auto col cingolato. Tra i tanti entusiasti non manca qualche voce critica, come quella del sindaco, a cui non va a genio che dei cingolati ruggiscano nel suo comune – anche se poi non rifiuta le entrate fiscali provenienti dall’attività. E a chi si preoccupa dei possibili danni ambientali di questo strano parcogiochi, Axel Heyse risponde che un carroarmato inquina meno di un camion, perché essendo completamente stagno non permette fuoriuscite di olio nel terreno. «Quanto alla guerra» conclude l’imprenditore «sì io il soldato un tempo l’ho fatto davvero, ma per fortuna l’esito della storia è stato pacifico. Ricordo che nella DDR andava di moda uno slogan antimilitarista: “le spade diventino aratri!”. Beh, cos’abbiamo fatto io e mio fratello, se non trasformare i panzer in giocattoli?».


