Si può vivere senza email
Un professore di Lucerna ha provato a sopravvivere un mese senza leggere la posta elettronica
Pubblicato su Il Sole 24 Ore, 23 novembre 2008
Come, non sai cos’è il “Web 2.0”? Perché un onest’uomo può vantare un’onorata carriera tecnofila, avendo magari trascorso ai tempi ruggenti del “home computing” fine anni Ottanta più notti in compagnia dell’ “Amiga” che insieme alle ragazze, ma oggi se non si destreggia con le “social community” in Rete su di lui cala inesorabile la mannaia della riprovazione sociale. Forse qualcuno confessa pubblicamente di non capire a cosa serva un sito caotico e psichedelico come MySpace, insospettito da chi rivendica con troppo entusiasmo il proprio “spazio vitale”, anche se virtuale? Oppure vai a scovare chi abbia il coraggio di evitare il globo ricreato a poligoni su Second Life, magari convinto che una vita di cui occuparsi nel mondo reale sia già abbastanza, o perché se è in cerca di avventure facili passa direttamente a siti più espliciti. Ma ecco pensare di aver chiuso con il “social network” quando l’amico architetto ti chiama rimproverandoti scandalizzato: com’è che non sei su Facebook? E allora vai spiegargli che non per tutti è un piacere venire scovati da vecchie conoscenze fortunatamente dimenticate.
Poi naturalmente a tutto c’è un limite e della posta elettronica non si può fare a meno: la chiocciolina permette contemporaneamente di generare confidenza rimanendo a distanza. Rilke per questo l’email l’avrebbe amata e oggigiorno pare impossibile vivere senza pigiare “invia/ricevi”.
Forse però che ci sbagliamo? Valentin Groebner, professore di storia all’università di Lucerna, si è imposto di sopravvivere un intero mese dell’Anno Domini 2008 senza mai leggere nemmeno una singola email. Il suo programma di posta rispondeva ai mittenti con un garbato messaggio automatico in cui si chiedeva di rimandare la lettera stampata e affrancata per via ordinaria. Il ristultato dopo un mese di black-out? Valentin ha scoperto che un mondo senza ansia da ricezione è ancora possibile. Quanto alle 478 email accumulatesi nella sua casella di posta, solo 37 mittenti si sono presi la briga di rimandargliele in busta chiusa. Il resto, evidentemente, non era così urgente. Eppure l’esperimento non convince. Groebner pare uno di quei tipi bizzarri che si divertono a calarsi dei mesi sotto una grotta per assaporare i 15 minuti di ribalta quando li disseppelliscono.
E allora, caro Valentin, sai una cosa? Forse adesso ti chiamiamo così discutiamo chattando via Skype.


