Sissi, com'è triste far l'imperatrice degli Asburgo
Il mito della moglie di Francesco Giuseppe, per molti versi simile alla sfortunata Diana, ritorna in un nuovo museo
Pubblicato su La Stampa, 9 dicembre 2003
Ritorno di fiamma in Austria per Sissi (1837-1898), la bella e sfortunata imperatrice di una patria che non amò mai. Pur sfruttandone i privilegi, Elisabetta di Baviera infatti mai si sentì a suo agio nel ruolo che le era stato assegnato, tanto da considerare – lei, l'imperatrice! – la monarchia come un'istituzione obsoleta e priva di significato. Pensieri, questi, che certo ancora non crucciavano la giovane principessa, quando l'imperatore d'Austria ardentemente la volle come sposa.
Ed è proprio in occasione del 150° anniversario di nozze di Sissi con Francesco Giuseppe che Vienna, il prossimo aprile, si arricchirà di un nuovo museo interamente a lei dedicato. Varie stanze del palazzo di corte ne illustreranno la vita, con l'intento però di non scadere nel ricordo sdolcinato bensì di mantenere una prospettiva critica sul "mito Sissi". Al centro del museo vi sarà la sfera privata della principessa bavarese tanto amata dal popolo, che mai però riuscì ad adattarsi al cerimoniale in uso a palazzo e, anzi, per tutta la vita nutrì un acuto disprezzo verso il rigido protocollo, inimicandosi così tutta la nobiltà imperiale. Già ora, però, la capitale austriaca celebra Sissi con un musical – Elisabeth, appunto – accolto con strepitoso successo (www.elisabeth-das-musical.de). Da qualche tempo, inoltre, in Germania le è stato intitolato un vero e proprio itinerario turistico. La Sissi-Strasse inizia ad Augsburg in Baviera e, in circa cinque giorni, conduce fino al castello barocco di Gödöllö, in Ungheria, passando naturalmente per l'Austria e toccando lungo la strada i vari luoghi dell'imperatrice. Proprio nei giorni del matrimonio, infine, si potrà ripercorrere il corteo nuziale dell'augusta sposa. Da Passau in Baviera a Vienna, un battello a vapore farà rivivere il festoso viaggio lungo il Danubio della giovane principessa che, ignara, sarebbe poi andata incontro a un infelice destino, culminato con la morte violenta per mano di un anarchico italiano.
Ma d'altronde il culto dell'«imperatrice triste» non si è mai veramente spento né con la morte, né con il crollo della monarchia austroungarica. Anzi, è andato continuamente crescendo, fino ad esplodere negli anni '50 del secolo scorso grazie ad una serie di film di enorme successo che hanno saputo imprimersi così a fondo nell'immaginario collettivo da indurre a chiedersi se sia Romy Schneider a rimanere amata perché così simile all'imperatrice d'Austria o se invece sia Sissi a dovere molto della sua imperitura fama alla somiglianza con la popolare attrice.
Qualche tempo fa Richard Attenborough, il regista di Gandhi, ha fatto sapere di voler girare un nuovo film su Sissi. Pare difficile, comunque, che una nuova pellicola possa avere il successo dei film di Ernst Marischka. E poco importa che questi abbiano sempre trasmesso un'immagine di Sissi edulcorata. Anticipatrice del moderno fitness, fanatica della ginnastica ed esperta cavallerizza (tanto che prese parte a numerosi tornei internazionali di caccia guadagnandosi il rispetto di rudi fantini), Elisabetta era solita curare il bel fisico in maniera così ossessiva da digiunare continuamente fino a rimanere vittima di un'anoressia nervosa. Figura non meno «moderna» e tormentata di Lady D, cui spesso viene paragonata, Sissi era però più intellettuale: in un diario poetico sfogò nei versi l'insoddisfazione causata dal costante dissidio tra la sognante vita anelata e la tetra realtà subita.
Per chi volesse approfondire la conoscenza storica di Sissi, non mancano le occasioni. Da poco è stato tradotto L'imperatrice Sissi di Erika Bestenreiner, una biografia collettiva e forse un po' confusionaria, scritta con l'intento di portare alla luce anche la vita dei familiari di Sissi, la cui sorte fu spesso altrettanto infelice. Rimane poi un classico la documentatissima biografia di Brigitte Hamann, insieme con L'imperatrice Elisabetta della Praschl-Bichler che presenta un'immagine di Sissi ben distante dal kitsch cinematografico anni '50. Con Mal d'Asburgo, infine, il medico Hans Bankl si propone di stendere una diagnosi dell'inquieta «Rosa della Baviera», il cui desiderio di realizzazione personale continuamente cercato e mai soddisfatto rende questa donna dell'Ottocento tanto vicina al sentire comune dei nostri giorni.


