STELVIO per rivista Maestri del Lavoro Sondrio
Un ricordo personale del Passo dello Stelvio, alla vigilia del documentario Alpenway
Ho sempre provato una forte emozione quando, sin da piccolo, mi trovavo a salire al Passo dello Stelvio. Il suo ghiacciaio rappresentava da una parte la sommità di un ambiente naturale a me familiare, quello dei territori alpini italiani dai quali provengo, e parimenti costituiva un mondo completamente diverso, addirittura capovolto, nel quale l’estate era un caldo e innevato inverno, mentre l’inverno rimaneva un mistero, poiché inaccessibile a causa della strada bloccata per troppa neve.
Ricordo ogni tornante della straordinaria serpentina progettata da Carlo Donegani e che sembrava essa stessa oggetto di fantasia, come se l’auto con la quale salivo stesse correndo sul dorso di un gigantesco serpente. Fino alla Piana del Braulio, dove le montagne si aprivano per svelare una vallata inaspettatamente dolce. Ricordo infine gli ultimi ripidi tornanti, per giungere al Passo a quasi a tremila metri, da cui ancora salire prendendo ben due funivie, per arrivare infine quasi a toccare il cielo immersi in una distesa di bianco.
Sono queste immagini che mi hanno sempre accompagnato nella vita adulta, e che costituiscono il motivo primario per cui ho voluto realizzare sulle vette dello Stelvio un film documentario che vedrà la luce nel corso di questo anno (Stelvio. Crocevia della Pace, www.alpenway.com/stelvio).
Sebbene nutrissi da tempo la convinzione che il comprensorio dello Stelvio fosse molto di più di una „semplice“ palestra per migliorare le proprie abilità sciistiche, nell’averlo frequentato assiduamente per molte settimane durante le riprese del documentario ho scoperto in esso ancora più ragioni per considerare questo luogo una meta turistica di straordinario valore.
Non solo perché la mutevolezza del paesaggio gli conferisce ogni giorno un’atmosfera del tutto particolare, rendendo un ambiente apparentemente monotono qualcosa di estremamente vario e cangiante, capace di incantare quel visitatore che trova nella mutevolezza della natura un motivo di sorpresa e fascinazione, quanto perché più prosaicamente, lo Stelvio e i suoi complessi alberghieri sono un ottimo campo base per scoprire a piedi, in bicicletta o con gli sci, l’ambiente così vario e fascinoso del suo Parco Nazionale.
Partendo dal Passo in una giornata di sole, ad esempio, è possibile, con poco sforzo immergersi nell’atmosfera della Prima Guerra Mondiale andando a visitare i bunker e le trincee che sono lì conservati – e ristrutturati - in ricordo del passato bellico. Oggi quei luoghi, pur rimanendo a testimonianza di un conflitto catastrofico, si offrono ai visitatori come dei camminamenti di pace, da visitare nella testimonianza di un dolore che si spera non possa più ripetersi.
Chi è in vena di scoperte gastronomiche non ha invece che l’imbarazzo della scelta. Sul versante lombardo può visitare nella Piana del Braulio una vecchia latteria che produce – mi sia concesso il campanilismo – il burro migliore d’Italia, se invece si vuole discendere il versante altoatesino del Passo è facile imbattersi nelle cantine di Speck che costituiscono l’orgolio sudtirolese.
Quando il tempo volge al brutto consiglio di dedicarsi a una visita presso il Museo Donegani, memoria di quell’ingegno valtellinese che su ordine dell’Impero Austroungarico progettò e realizzò una strada che ancora oggi è considerata una meraviglia, e che ogni anno viene percorsa da migliaia di appassionati ciclisti, automobilisti e motociclisti.
Qualora le perturbazioni dovessero insistere, l’albergo Pirovano dispone di una piscina invitante, mentre in direzione Bormio ci si può immergere nell’esperienza del relax totale delle terme dei Bagni Vecchi.
Chi vuole invece un approccio più maschio alla montagna, ha a disposizione numerosi camminamenti che portano a laghi alpini, declivi altoaetisini dove i contadini tagliano il fieno in pendenza, spianate ricche di cascate o, se non ci si vuole risparmiare, vi è l’opzione di scalare l’Ortles, il maestoso massiccio che da sempre veglia il Passo. In tal caso, naturalmente, è d’obbligo una certa esperienza nonché l’aiuto di una guida alpina che impedisca a una scalata entusiasmante di volgersi in tragedia.
Sono questi solo alcuni dei miei suggerimenti per avventurarsi alla scoperta dello Stelvio, senza dimenticare che anche solo il piacere e la curiosità di sciare d’estate giustifica una visita in questo luogo misterioso e affascinante, così ricco di storia e possibilità.
E se le mie parole vi avranno spinto a scegliere come prossima meta turistica una visita al Passo dello Stelvio, quando vi arriverete fatemi lieto e salutatemi Richard Ritsch, il venditore di würstel che da 40 anni presidia il Passo e ristora i viandanti, rendendo la vendita di ogni salsiccia un’esperienza da commedia dell’arte in stile alpino.


