Pubblicato sul Notiziario della Banca Popolare di Sondrio, agosto 2013
Difficile di questi tempi trovare un cittadino europeo intenzionato a decantare le virtù tedesche. Non perché la Germania sia priva di qualità, quanto per il fatto che i primi della classe mai risultano particolarmente simpatici. È innegabile infatti che nel marasma economico in cui l’Europa si trova a navigare sembra fare eccezione la Repubblica Federale Tedesca, quasi fosse un’isola felice accerchiata da malati. Ed è altrettanto comprensibile che non ci si renda simpatici agli occhi dei propri vicini se, forti di essere diventati il leader europeo de facto, invece di offrire una visione comune per risolvere problemi globali, ci si rinchiuda nella pur giusta esortazione al risparmio ripetuta come un mantra.
Forse per questo a scrivere un compendio sulle qualità morali „tipiche“ della Germania non ci ha pensato un italiano o uno spagnolo, e nemmeno un tedesco, ma un principe etiopico. Parliamo di Asfa-Wossen Asserate, parente di Haïlé Sélassié, analista politico, consulente d’impresa residente a Francoforte, saggista e osservatore di costumi e usanze della sua patria elettiva.
L’ultimo libro del principe etiopico, i cui saggi sono ancora inediti in Italia, è una colta e sapida narrazione delle virtù associate comunemente al carattere tedesco.
In tempi di difficoltà economiche globali tra queste spicca innanzi tutto la parsimonia, una qualità che dopo le traumatiche esperienze inflazionistiche degli Anni Venti sembra davvero incardinata nel comune sentire degli abitanti della Germania. Quei tempi caotici in cui una banconota perdeva il suo valore nell’arco di una giornata sono presenti ancora adesso nella loro coscienza collettiva e sebbene i tedeschi agli occhi di molti siano davvero gli ultimi ad aver bisogno di stare attenti al portafoglio, la Schnäppchenjagd, la caccia allo sconto, è uno sport diffusissimo tra Flensburg e Friburgo.
E Angela Merkel, ben consapevole di quanto i suoi elettori siano attenti al centesimo, sa bene che il prossimo settembre a farla tornare cancelliere non sarà l’elettore di Vigevano o quello di Malaga, bensì il pensionato di Rosenheim o l’industriale di Kiel. Nonostante le esortazioni della politica europea, quindi, il suo governo continua a mostrarsi riluttante dal concepire una strategia di leadership europea che sappia elevarsi oltre le tirate d’orecchio verso Grecia, Spagna e Italia.
E dato che ogni virtù, se vissuta in maniera poco virtuosa, può trasformarsi in un vizio, e una parsimonia che tiri troppo la corda può mutare in una ben meno lodevole avarizia, viene da chiedersi se proprio questo non stia accadendo in Germania, un Paese dove per anni ha imperversato la pubblicità di una catena di prodotti elettronici che aveva come motto «avaro è fico».
Forse il motivo per cui la cancelliera tedesca è così riluttante a rompere il porcellino salvadanaio è anche dovuto al fatto che il coscienzioso soprammobile – come dubitarlo? – è un’invenzione tedesca. Nel ricordarcelo Asserate ci segnala un’altra qualità abbondante oltre le Alpi: l’ingegno. Senza scomodare Albert Einstein, dall’auto all’aeroplano, dal frigorifero al dentifricio, dalla permanente all’aspirina innumerevoli sono le invenzioni scaturite dalla mente di qualche Archimede svevo, sassone o bavarese, e lungi dall’essere una tendenza di tempi passati, ogni anno in Germania si brevettano una media di 50.000 invenzioni. Probabilmente uno dei motivi per cui a Monaco di Baviera ha una sede l’Ufficio Brevetti Europeo, fonte di lavoro per centinaia di ingegneri italiani espatriati lungo l’Isar. Non che l’Italia sia meno priva di talenti, mi spiegano i conterranei che lavorano all’Ufficio Brevetti Europeo, certo è però che statisticamente molti meno connazionali inventori arrivano a brevettare le proprie idee per uno sfruttamento commerciale delle stesse.
L’ingegno dà i suoi frutti migliori quando è accompagnato dall’operosità, un’altra tipica caratteristica “Made in Germany”, nonché un tratto del carattere analizzato a fondo da Max Weber. Secondo il sociologo autore di celebri saggi come L'etica protestante e lo spirito del capitalismo, alla base dell’etica del lavoro vi sarebbe la convinzione religiosa protestante secondo cui il successo lavorativo è segno della grazia divina.
Sappiamo dalla storia come il carattere tedesco sia capace di grandi elevazioni e altrettanti profondi abissi: per questo risulta non troppo sorprendente come da una terra così operosa sia scaturita una letteratura, quella romantica, improntata a elogiare l’ozio e i perdigiorno, i “Sonderling”, i giovani desiderosi di non uniformarsi all’imperativo del dovere bensì a sviluppare la propria creatività cercando – spesso invano – una vita al di là della consuetudine borghese. Che poi da Joseph von Eichendorff, autore de Vita di un Perdigorno, a Hermann Hesse, il cantore del vagabondo Knulp, anche gli scrittori tedeschi elogiatori del dolce far niente siano stati autori operosi, quello fa parte delle contraddizioni tipiche dell’animo umano a cui nemmeno un artista tedesco sfugge. Senza contare che anche il dolce fare nulla, secondo i romantici tedeschi, è un lavoro o comunque un’attività che necessita di venire appresa. «Invero non si dovrebbe trascurare così colpevolmente lo studio dell’ozio, bensì elevarlo a scienza ed arte, persino a religione!», scrive ad esempio Schlegel, teorico del romanticismo.
Ma la virtù germanica più nota e temuta è indubbiamente l’amore per l’ordine. Sulla predisposizione dei tedeschi per leggi e regole – quali che esse siano - si potrebbero scrivere intere enciclopedie, e ogni viaggiatore italiano in terra di Germania non appena scende la scaletta dell’aereo immediatamente è sorpreso dal decoro del paesaggio urbano e dal rispetto di tutti per la sfera pubblica del vivere, al punto che persino i punk arrivano a raccogliere l’immondizia prodotta durante le proprie gozzoviglie. Un’inclinazione che permette una vita generalmente assai più ordinata, quieta - forse noiosa? –, di quanto non succeda nelle nostre piazze e nei nostri vicoli.
Va detto naturalmente che l’ordine e la disciplina sono „solamente“ virtù secondarie, poiché esse possono servire tanto per gestire un efficiente servizio di trasporti pubblici quanto per governare in maniera perfetta un campo di concentramento. Dopo avercelo giustamente ricordato, il nobile Asserate nella sua piacevole rassegna di qualità germaniche ci conduce alla scoperta delle consegunze più pratiche delle virtù analizzate.
Scopriamo così che proprio in Germania – ancora, e come sarebbe potuto essere altrimenti? – è stato inventato il raccoglitore, indispensabile strumento d’ufficio dei tempi pre-informatici utile a impilare documenti e fare ordine tra faldoni e carte, sia chiaro, bucate a regola d’arte con l’apposita macchinetta perforatrice. Anch’essa, naturalmente, un’invenzione concepita in Germania, pratico frutto dell’incontro tra inventiva e desiderio di ordine.
Da sempre gli storici si spremono le meningi indagando sulle origini di questa avversione così tedesca per il caos e l’indisciplina, e i più la fanno risalire ai traumi della Guerra dei Trent’anni, le cui devastazioni hanno segnato e inciso profondamente il territorio e la memoria del popolo tedesco. È invece probabile che l’accentuata cura tedesca verso la natura, capace di esprimersi anche politicamente col partito dei Verdi – una vera forza politica nata all’inizio degli anni Ottanta e già arrivata al governo federale – risalga sin dai tempi della battaglia di Teutoburgo (9 d.c.), quando i barbari guidati da Arminio riuscirono a sconfiggere l’esercito di Roma forti della conoscenza della selva, un territorio tanto amico per i Cherusci quando minaccioso e incognito per i legionari dell’Impero Romano, che lungi dal venerare il bosco lo sfruttava soprattutto come riserva di materia prima per costruire navi.
La reverenza tedesca per la natura, sommamente presente in pittori come Caspar David Friedrich, permane ancora oggi e nonostante il fatto che la Germania sia una delle regioni più industrializzate d’Occidente. Anzi, il positivo connubio tra ambiente ed economia sono per il tedesco due facce della stessa medaglia, come si può vedere plasticamente prendendo in mano la moneta da 5 cent tedesca, il cui lato nazionale non è dedicato a un monumento o a un’opera d’arte bensì a una più sobria e simbolica foglia di quercia.
Non sempre tuttavia l’armonia è perfetta, altrimenti la Germania non si sarebbe resa colpevole di far saltare l’accordo europeo sui nuovi limiti per i gas nelle automobili del futuro, come accaduto lo scorso giugno.
Virtù tedesche, o considerate tali, sono fortunatamente anche altre inclinazioni del carattere teutonico meno doveriste e più giovali, come la capacità di reggere l’alcol. È questo un elemento quasi irrinunciabile nella socializzazione tedesca, presente in tutti gli strati della popolazione. Rudolf Augstein, il fondatore del settimanale Spiegel, alla domanda su quanto bevesse, rispose un giorno «moderatamente, ma con regolarità. Sei bottiglie di birra al giorno». Ancora più virtuoso Günther Beckstein, ex governatore bavarese, secondo il quale con due litri di birra in corpo è ancora possibile mettersi al volante. Più che uno sconsiderato inno alla gioia alcolica, probabilmente un assist ai fabbricanti di birra bavarese, inteso a contribuire all’aumento del loro successo economico, a tutto vantaggio – parafrasando Max Weber - della loro fortuna ultraterrena.
Secondo questa intepretazione ci viene infine da pensare che anche i bagordi dell’Oktoberfest di Monaco in fondo non servono solo alla crapula, ma al benessere economico di tutta una città, e quindi alla maggior fortuna spirituale della stessa. In questo senso allora il prossimo settembre dedicarsi alle gioie alcoliche della sagra più famosa del mondo sarà per tutti i suoi frequentatori, tedeschi o stranieri poco importa, non solo un momento di svago a tratti sbracato, ma anche in fondo un’opera dai tratti di alta moralità.
Asfa-Wossen Asserate, Deutsche Tugenden: Von Anmut bis Weltschmerz [Virtù tedesche: dalla grazia al dolore cosmico], C.H. Beck, Monaco 2013.


