Tedesco, orrori d'ortografia
La nuova grammatica entra nelle scuole e negli uffici pubblici: ma giornali, editori e grandi scrittori si stanno ribellando
Pubblicato su La Stampa, 16 ottobre 2003
La nuova Germania, riunita dalla Storia, si scopre con fastidio divisa dall'ortografia.
Ossis e Wessis, ovvero i tedeschi dell'ex DDR e quelli della ex repubblica di Bonn, che tuttora mantengono abitudini e stili di vita spesso differenti, come se il muro non fosse del tutto caduto, uniti si scagliano contro un nemico comune: la nuova riforma ortografica. Nel 1996, infatti, su incarico di Germania, Austria, Svizzera e Liechtenstein, una commissione interstatale composta da eruditi di chiara fama ha elaborato una riforma unitaria della lingua tedesca, volta a semplificare un idioma notoriamente difficile da imparare, e non solamente per gli stranieri. Nel 1998, con l'approvazione della corte costituzionale di Karlsruhe, la riforma è entrata nella sua fase operativa, venendo introdotta ufficialmente nelle scuole e negli uffici pubblici. Fra due anni poi, diventerà a tutti gli effetti vincolante. Le vecchie abitudini, invece di essere tollerate come antiquate (così avviene ora), risulteranno giuridicamente scorrette.
La riforma intende proseguire quel cammino di semplificazione linguistica che già la precedente riorganizzazione del 1901 aveva intrapreso. Allora si ricordano le proteste del Kaiser Wilhelm II, che si rifiutò di diventare Keiser, rendendo il suo titolo di imperatore per sempre immune alle nuove regole sui dittonghi. Più democraticamente, ma non meno aspramente, contro la riforma del 1996 si sono presto mosse numerose voci contrarie, sono stati pubblicati diversi libri ed è stato persino aperto un sito Internet (www.rechtschreibreform.com).
Se il premio nobel Günter Grass si è da subito dichiarato sfavorevole alle nuove regole, il Frankfurter Allgemeine Zeitung, forse il più prestigioso quotidiano tedesco, dopo un'iniziale introduzione della nuova scrittura, ha fatto presto marcia indietro e nel 2000, con l'approvazione dei propri lettori, ha reintrodotto la vecchia ortografia. Il settimanale Die Zeit, invece, sembra aver scelto una via di mezzo. Ma il malcontento non è diffuso solo fra l'élite intellettuale, bensì tocca la gran parte della popolazione (alcuni sondaggi affermano che un solo sparuto 10% di cittadini tedeschi approva incondizionatamente il nuovo modo di scrivere). Una riforma, nata per semplificare la lingua, sembra invece renderla più stramba e incomprensibile. E se fra il vecchio "Ketschup" e il nuovo "Ketchup" sembra poca la differenza, il ridicolo "spagetti" non è proprio riuscito, per fortuna, a sostituire gli amati "spaghetti". Chi si è preso la briga di analizzare la nuova traduzione del Signore degli Anelli di Tolkien, lunghissimo "long seller", se ne è uscito con le mani fra i capelli, dichiarando che più che davanti a una nuova ortografia, siamo di fronte a una inquietante orcografia (http://forschungsgruppe.free.fr/orkographie.htm). Lo iato fra la norma imposta e la lingua scritta comunemente si fa poi più grosso e preoccupante nelle scuole, dove i figli imparano un uso delle virgole diverso da quello che i genitori conoscono e classici tedeschi come Schiller o Goethe vengono stampati con l'ortografia riformata. Non stupisce quindi che gli attacchi contro la riforma si ripetano sempre più numerosi. Ultimo quello di alcuni giorni fa sul Frankfurter Allgemeine Zeitung, che pubblica una serie di quesiti grammaticali formulati apposta per mostrare il caos in cui la riforma ha gettato la lingua tedesca. Con disperazione ci si chiede chi sarà mai che potrà dare una valida risposta: la commissione per la riforma? La redazione dell'istituto per la lingua tedesca? Il ministero della pubblica istruzione? Come se non bastasse, poi, sempre sulle pagine del quotidiano si aggiunge un appello di numerosi intellettuali e scrittori quali Hans Magnus Enzensberger, Patrick Süskind e Christa Wolf che, scagliandosi contro la riforma ricordano, fra l'altro, come non sia stata accettata persino da famose case editrici fra cui la Suhrkamp, che si rifiuta categoricamente di pubblicare libri con le nuove regole. Fra i vari scrittori, ve ne sono anche di madrelingua non tedesca, come Claudio Magris, cui sta a cuore non venir tradotti secondo le nuove regole. Le quali non solo prevedono varie eccezioni, ma anche eccezioni alle eccezioni e perfino eccezioni all'eccezioni delle eccezioni.
Non stupisce, quindi, che venga insistentemente chiesta una riforma eccezionale della riforma.


