Tre Maddalene?
Lo studioso Jost Eickmeyer sulla disputa storica intorno all'identità di Maria Maddalena
Pubblicato su IL, dicembre 2011
Massimi Sistemi 1 – Maria Maddalena una e trina
Dr. Jost Eickmeyer, giovane docente di letteratura tedesca presso il seminario di germanistica dell’Università di Heidelberg, specializzato in letteratura neolatina del Quattrocento e Cinquecento.
Perché una santa tanto venerata come Maria Maddalena è diventata un “pomo della discordia”?
Proprio a causa della sua celebrità. Come testimone della Resurrezione di Cristo Maddalena divenne nel Medioevo la santa più importante dopo la Madre di Dio, particolarmente in Francia, dove era conosciuta come Apostolo della Provenza. D’altro canto però il testo biblico è molto cauto: una Maria di Magdala era certo presente sotto la croce e presso il sepolcro di Gesù Cristo, ma che si tratti anche della sorella di Lazzaro e della peccatrice che lavò i piedi di Gesù, questo non è specificato dai testi sacri. Potrebbe trattarsi di tre donne doverse.
Come si arrivò all’identificazione di tre donne diverse in una stessa persona?
Già i padri della Chiesa, come ad esempio Agostino, videro in tutte queste donne la Maddalena. Nel Medioevo Gregorio il Grande e, soprattutto, i dotti benedettini sposarono questa dottrina canonica, forse anche perché gestivano a Vézelay il più grande e importante santuario maddaleniano d’Europa.
Come si arrivò a mettere in dubbio l’opinione ufficiale della Chiesa?
All’inizio del Sedicesimo secolo Jacques Lefèvre, uno studioso parigino, si dedicò al tema leggendo con acribia il testo originario. Mediante un’analisi filologica assai precisa appurò che si doveva trattare di tre donne distinte, a torto identificate con Maria Maddalena. All’improvviso il testo e la dottrina ufficiale si trovarono in contrapposizione.
Quale fu la reazione a questa nuova lettura negli ambienti legati al clero?
Male, com’è facile immaginarsi. Anche perché all’epoca tutti i dotti si trovavano chi più chi meno vicini ai circoli clericali. Per due anni imperversò una disputa accademica a cui presero parte studiosi da tutta Europa con scritti lunghi anche centinaia di pagine. Alcuni, tra cui addirittura l’economo dell’Università di Cambridge, argomentavano a favore dell’unità ortodossa della santa. Altri, soprattutto i filologi umanisti tedeschi e spagnoli, difendevano la tesi di Lefèvre. Ai sostenitori della nuova tesi parve uno scandalo che la più grande santa dopo Maria fosse stata anche la peccatrice di cui si parla nel Vangelo di Luca, nell’episodio della lavanda dei piedi.
Perché la disputa fu così importante e come si risolse?
Si trattava di mettere in contrasto la verità della Scrittura biblica con la dottrina della Chiesa. Lefèvre, che tra l’altro tradusse in francese alcuni libri della Bibbia, venne presto sospettato di essere una sorta di Lutero gallico. Nel 1521 i massimi teologi della Sorbona dichiararano eretica la sua interpretazione ed egli dovette rifugiarsi nel contado. Per difendere le opposte interpretazioni i dotti contendenti usarono un metodo interessante: “insaporirono” i loro aridi trattati teologici con poesie latine e persino le creazioni dei poeti del Rinascimento italiano venivano ampiamente citate come prova dell’una o dell’altra tesi. In alcune poesie addirittra è la santa stessa che deplora di essere stata fatta in tre pezzi dai pennini dei teologi!
D’altro canto la disputa ebbe una ricaduta anche sull’arte figurativa e sulla poesia: all’improvviso sui soffitti delle cappelle si iniziò a rappresentare la Maddalena in maniera diversa, e i poeti protestanti incominciarono a cantarla come fosse solo una delle tre donne.
A che punto è oggi la “disputa sulla Maddalena”?
Non si è ancora chiarita del tutto. La dottrina ufficiale, anche quella della Chiesa cattolica, è arrivata nel frattempo ad ammettere tre diverse donne anziché un’unica Maddalena, dando a posteriori ragione a Lefèvre. Ma ancora solo pochi anni fa è stato pubblicato uno studio teologico in cui al contrario si sarebbe dovuta provare l’unità delle tre diverse Maddalene. Ormai viviamo però in un mondo secolarizzato, e questa opinione “eretica” non ha suscitato grande scalpore.


