Trieste, Germania
Dopo l'apertura di Schengen, i rapporti commerciali, scientifici e culturali tra Trieste e il mondo tedesco
Pubblicato su IL, settembre 2009
Trieste si sveglia da un sonno durato vent’anni. Perché dopo il 1989 la città con vista sulla Cortina di Ferro forse ancora non ha sfruttato a fondo le opportunità generate dal crollo del Muro. Da quando però nel 2007 la Slovenia è entrata nell’area Schengen e la frontiera si è dissolta, una nuova vitalità si respira nell’aria.
«Sì, quello con la defunta Jugoslavia è stato un confine difficile, simbolico, tragico. Ma la sua sparizione ha ridato un senso di grande libertà a questa città» ci spiega Maria Carolina Foi, professoressa di letteratura tedesca all’Università di Trieste. Ormai per le giovani generazioni, quelle non segnate dai traumi del ‘45, spostarsi tra Italia e Slovenia, magari per andare a un festival di musica tekno a Capodistria, rappresenta un’abitudine del tutto naturale. «Trieste è diventata più porosa, si registra un fenomeno che Vienna già conobbe subito dopo il crollo del Muro» prosegue la Foi «ora girando per le sue vie si sentono più lingue dell’Est e del Sud Europa, si vedono più serbi, croati, albanesi e romeni. Questo nuovo incrocio di culture rappresenta una straordinaria possibilità che si estende a raggiera verso un’area ben più ampia della vecchia “koiné” austroungarica».
E tuttavia è soprattutto il mondo di lingua tedesca a guardare con interesse al riposizionamento geografico che l’allargamento della Comunità Europea verso Est ha conferito alla città giuliana. Per capirlo basta osservare il cartello “Autozug” che da quest’anno campeggia nella piazza della stazione a pubblicizzare il servizio ferroviario offerto dalla Deutsche Bahn per chi dalla Germania desideri raggiungere l’Adriatico caricando in treno la propria auto. Salvo non ci si voglia spostare in aereo, con Air Dolomiti che collega quattro volte al giorno Trieste a Monaco di Baviera. È infatti nel Land tedesco più ricco e vicino all’Italia che si osserva il maggior fermento commerciale diretto verso Sud. Qui presso la raffineria di Ingolstadt (sede dell’Audi) ha il suo nodo centrale il TAL, l’oleodotto transalpino che dagli anni Sessanta collega Trieste con Karlsruhe e che rappresenta una fonte di approvvigionamento energetico essenziale per tutta l’Austria e la Germania meridionale. A Monaco inoltre sorgono gli uffici centrali del colosso assicurativo Allianz, che due anni fa ha scelto proprio Trieste come sede della neonata Allianz Italia, un gruppo di circa 6.000 dipendenti e oltre duemila promotori finanziari. Un percorso speculare e inverso alla triestina Generali che opera da anni sul mercato tedesco con la holding Generali Deutschland.
«In verità non esistono statistiche precise che permettono di tracciare i volumi di traffico tra Germania e Trieste» osserva il triestino Alessandro Marino, direttore della camera di commercio italiana a Monaco «ma queste relazioni commerciali testimoniano l’intensità di un rapporto consolidato e che in questi anni va continuamente approfondendosi, in virtù del fatto che Trieste è sempre più consapevole del ruolo che può giocare nel centro Europa. La capitale del Friuli-Venezia Giulia è ad esempio lo snodo cruciale di un importante traffico merci, – stimabile intorno ai 250.000 camion l’anno – che arrivano dalla Germania o dall’Austria per imbarcarsi nel suo porto con direzione Turchia, e da qui irradiarsi in tutta la zona del Medioriente, spingendosi fino in Iraq».
Tutti motivi che per molti giustificherebbero la realizzazione di un progetto già caldeggiato negli anni Ottanta dal governatore bavarese Franz Joseph Strauß, ma ancora rimasto sulla carta: quello dell’adozione di Trieste come porto della Germania meridionale. «Per comprendere i vantaggi di una simile idea basta considerare il fatto che Amburgo dista più di 800 chilometri dalla capitale bavarese, mentre Trieste solo 500» spiega Manfred Rothkopf, direttore del dipartimento trasporti della Camera dell’industria e del commercio di Monaco e dell’Alta Baviera. «Ma la vicinanza all’Italia è un vantaggio non ancora utilizzato appieno, anche senza tenere conto che il traffico verso la Germania settentrionale è sempre più congestionato e il pedaggio autostradale per i TIR costituisce un disincentivo economico per le aziende tedesche del Sud che utilizzano Amburgo come luogo di carico per le navi merci. Trieste ha un vantaggio competitivo essenziale rispetto alla città sull’Elba: dal suo porto le navi dirette verso l’Asia impiegano almeno tre o quattro giorni in meno per arrivare a destinazione». Quali allora i motivi d’intoppo alla messa in pratica del progetto? «Innanzi tutto, per essere sinceri, ci sono state una serie di formalità e diffidenze con l’amministrazione portuale di Trieste, che poi con il tempo si sono risolte al meglio. Tuttora però persiste in molte aziende tedesche una certa resistenza ad abbandonare la via antica per quella nuova, anche perché tra Germania e Austria corre il confine naturale delle Alpi e, soprattutto, il collegamento su rotaia che noi auspichiamo ha bisogno di essere gestito da tre enti ferroviari diversi: quello tedesco, italiano e austriaco. Certo poi la crisi finanziaria ha frenato un po’ tutto. E tuttavia sono convinto» ribadisce Rothkopf «che l’idea di Trieste come porto per Monaco di Baviera sia un’opportunità che la Germania meridionale non può assolutamente permettersi di trascurare».
Ma tra Sud e Nord i flussi non sono solo commerciali, e Trieste, sede della Scuola Superiore di Studi Avanzati, del Centro Internazionale di Fisica Teorica e dell’AREA Science Park, al di là delle Alpi è stimata come importante partner di ricerca scientifica. «Dopo la laurea in fisica io e vari miei concittadini abbiamo trovato subito uno sbocco professionale in Germania» ci racconta l’astrofisico Claudio Cumani, ingegnere del software presso lo European Southern Observatory, l’organizzazione europea per le osservazioni astronomiche da terra con sede a Garching, telescopi in Cile e partenariato con l’osservatorio astronomico di Trieste. Da quando si è trasferito nella Repubblica Federale Cumani si occupa anche di rintracciare i rapporti storici tra il suo Paese d’adozione e quello d’origine. «Ho scoperto così che, sebbene Trieste storicamente si sia rapportata all’Austria più che alla Germania, sin dall’assemblea nazionale del 1848 a Francoforte certi settori della politica tedesca hanno sempre guardato a quella città come sbocco marino per la Germania. Addirittura sotto il Terzo Reich venne studiato un programma politico-culturale di annessione che comprese la realtà triestina molto meglio del fascismo. I nazisti ebbero da subito chiara la composizione multietnica della città, tanto che pianificarono di usarla per facilitare l’annessione al Reich».
Ormai le ombre nere di quegli anni si sono dileguate nei rapporti tra Italia e Germania, e sulle rive del mare triestino quest’estate a parlare tedesco sono i pensionati della Carinzia, i bancari della Stiria, gli studenti della Turingia. Fanno parte di quel turismo di lingua tedesca che coglie in Trieste il primo Sud, salvo essere motivato a scendere nella città di San Giusto appositamente per rintracciare i luoghi di Rilke e di Winckelmann. «Negli ultimi tempi il turismo culturale dall’Austria, dalla Germania ma anche dall’Ungheria è vistosamente aumentato» osserva la Foi, autrice della voce “Trieste” nell’Atlante della Letteratura Tedesca edito da Quodlibet «e la mitologia letteraria di Trieste ha ripreso a funzionare come e più di prima, tanto che vari scrittori contemporanei di lingua tedesca hanno scelto questi luoghi di mare come loro patria elettiva: penso a Hans Raimund, Günther Schatzdorfer o Veit Heinichen che ambienta i suoi romanzi gialli in una Trieste di oggi, ma su cui riverberano i bagliori del passato».


