Tullio Campagnolo. Il mozzo a sgancio rapido
Come un ciclista vicentino inventò lo sgancio rapido sulle Dolomiti
Pubblicato su ADESSO, ottobre 2018
Il vicentino Gentullio Campagnolo, detto Tullio, non fu mai un ciclista portentoso.
Nato nel 1901 e attivo come corridore negli anni Venti del Secolo scorso, di lui non si ricordano scalate epiche, rincorse mitiche o altri episodi che infiammano gli appassionati delle corse a pedali. Eppure l’8 febbraio 1930 fu Tullio a rivoluzionare, con una sua geniale trovata, il mondo della bicicletta, quando brevettò la prima delle sue invenzioni legate al mondo della due ruote: il mozzo a sgancio rapido. Con questo dispositivo il ciclista poteva staccare la ruota posteriore del proprio mezzo con molta più facilitá rispetto a quanto accaduto fino ad allora. In realtà l’idea gli venne da lontano, vari anni prima sulle Dolomiti, in un freddo novembre del 1927.
Tullio stava correndo il Gran Premio della Vittoria, un’occasione sportiva per commemorare il successo italiano nella Prima Guerra Mondiale. Durante la scalata del Passo Croce d’Aune, in provincia di Belluno, Campagnolo si trovò nella necessità di rimuovere la ruota posteriore per cambiare il rapporto, facendo una fatica mostruosa. Il freddo era pungente, le mani intirizzite, le chiavi inglesi congelate. Ma ecco l’illuminazione. Il suo fu un “Eureka!” in forma di imprecazione in dialetto vicentino: “Bisogna cambiar qualcossa de drio” (bisogna cambiare qualcosa dietro).
La competizione non gli riuscì di vincerla, ma l’idea di esogitare un cambio che permettesse al ciclista di compiere un’importante operazione con molta meno fatica, ovvero smontare la ruota con un solo gesto della mano, nacque sul quel passo e lo proiettò dritto dritto nella storia del ciclismo. Alcuni anni più tardi, nel 1933, Tullio decise di aprire una officina meccanica. Lo stesso anno concentrò l’attenzione sui cambi della biciclitta. Ve ne erano già molti in commercio, ma nessuno lo soddisfava.
Campagnolo ne sfornò uno suo: il più leggero, il più efficace e il meno delicato di tutti. Non pago di questa miglioria, l’ex ciclista vicentino lavorò alla propria invenzione costantemente introducendo nel tempo variazioni sul tema.
Negli anni Quaranta, e nonostante le difficoltà della guerra, la sua officina meccanica comincia a cresce e ingrandirsi. Nel Dopoguerra “la Campagnolo” diverrá uno dei marchi più prestigiosi al mondo riguardo alla componentistica per le biciclette da corsa. Oltre a ciò sará attiva in molti altri campi della meccanica, come ad esempio quello dell’industria automobilistica.
L’azienda vicentina negli anni Sessanta sarà così innovativa da diventare fornitore della NASA, elaborando per l’agenzia spaziale americana parti da utilizzare nei satelliti da spedire in orbita.
L’inventiva di Tullio Campagnolo verrà coronata nel 1979 dal presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini con il conferimento dell’onorificenza di “Cavaliere del lavoro”, massima riconoscimento italiana nel campo dei capitani d’industria.
Chissà se, per festeggiare, i commessi del Quirinale avranno stappato le bottiglie di spumante con il cavatappi di Tullio. Sì, perché la fantasia dell’inventore vicentino non si focalizzò solo sull’amatissimo mondo delle corse o dello spazio, bensì sfornò idee e soluzioni anche per vari altri campi della vita quotidiana. Come, appunto, l’apertura delle bottiglie.
Perché fino a quando Tullio non si mise a rifletterci sopra, il vino si stappava tenendo il vetro tra le ginocchia e levando il tappo con uno sforzo di braccia. Ma durante una cena l’inventore vicentino, spazientitosi per quel procedere inefficiente e proprio come un tempo in montagna, sbottò notando che: “qui bisogna cambiare qualcosa”. Tempo due settimane, e il moderno cavatappi a due leve venne alla luce.
Perché, ancor prima della sua portentosa creatività, la caratteristica eccezionale di Tullio Campagnolo era il suo carattere. Egli non si accontentava mai di accettare lo status quo, bensì individuava i problemi, li analizzava, si spremeva le meningi trovando agli stessi soluzioni concrete e in grado di cambiare le cose in meglio.
Tullio chiuse gli occhi nel 1983. In tempo per partecipare alle celebrazioni per il Cinquantenario di fondazione della ditta che tuttora porta il suo nome in tutto il mondo.


