Tutti sui banchi all'ora di felicità
A Heidelberg un liceo introduce un corso di studi sulla felicità
Pubblicato su Il Sole 24 Ore, 23 settembre 2007
Che fortuna, andare a scuola! Quantomeno se puoi studiare all’istituto Willy-Hellpach di Heidelberg (www.whs.hd.bw.schule.de). Solitamente l’idea di calcare i banchi alletta i ragazzi quanto un randez-vous col dentista. Ma in quel liceo situato nella romantica cittadina sul fiume Neckar pare gli studenti ora facciano a gara per lasciare intonso il libretto delle assenze. Perché in Germania quest’anno si studia anche la “felicità”. No, non parliamo della tremenda canzone di Albano e Romina, ma proprio di come riuscire a diventare felici come se ogni giorno di scuola fosse il primo delle agognate vancanze. Allarmato dalle statistiche che impietosamente illustrano il disamore con cui gli alunni normalmente varcano l’ingresso delle loro scuole superiori, il preside Ernst Fritz-Schubert ha deciso che almeno nel suo istituto è arrivato il momento di donare agli studenti la felicità. Come? Insegnando loro a conquistarsela. Consultazioni con pedagoghi, artisti e sportivi hanno permesso di realizzare dall’inizio del nuovo anno scolastico un corso biennale di studi sulla gioia, scientificamente mirato a infondere negli alunni più «soddisfazione, autostima, sicurezza di sé e responsabilità sociale» tramite esercitazioni teoriche e pratiche. Lo scopo è di rendere ogni adolescente più in armonia con sé stesso tanto dal punto di vista fisico che da quello mentale, facendolo così diventare più «ricettivo ai momenti di felicità e insegnargli a cercare da sé la propria fortuna di lunga durata».
Dobbiamo «ricondurre il concetto di formazione al suo significato originario» dichiara il preside allo Spiegel «e questo significa essere capaci di saper trovare la felicità». Si potrebbe obiettare che ognuno è felice a suo modo, ma ad Heidelberg sono fiduciosi. Così come si insegna la matematica, perché non deve esser possibile far apprendere agli alunni quella fondamentale «competenza nella vita» che permette a ognuno di cavarsela negli affanni quotidiani più da Gastone che da Paperino? Contro gli scettici il preside mette le mani avanti: la serietà degli insegnanti e l’utilità pedagogica del progetto non si discutono: mal gliene incolga a chi pensi che il nuovo corso sia una semplice «offerta placebo», una di quelle materie-cuscinetto le cui ore di insegnamento sono utili soprattutto per flirtare con la compagna di banco. Qui è in gioco niente meno che la riscoperta dell’educazione scolastica. Agli studenti è promessa felicità ma richiesto impegno. E siccome imparare a diventare più gioiosi non è uno scherzo, si puntualizza al Willy-Hellpach con un velo di minaccia, per quelli dell’ultimo anno sono previste anche interrogazioni a tema durante l’esame di maturità. Nessun problema per gli studenti, che hanno accolto con entusiasmo il nuovo corso di studi.
Ma se poi qualcuno lo bocciano? Peggio per lui, voleva dire che era troppo musone.


