Una famiglia provata dall'inconscio
Nel 150° anniversario della nascita, una nuova biografia tedesca su Sigmund Freud e la sua famiglia
Pubblicato su Il Sole 24 Ore, 29 gennaio 2006
«Non renderò le cose facili ai biografi» soleva affermare lapidario Sigmund Freud. E come se non bastasse le lettere speditegli dalla moglie sono “blindate” fino al 2113. E tuttavia in occasione dell’anniversario di nascita è in uscita in Germania una nuova biografia sull’inventore della psicanalisi e la sua famiglia. (Eva Weissweiler, «Die Freuds» [I Freud], Kiepenhauer & Witsch, Colonia 2006, pagg. 320, € 22,90).
Freud nasce il 6 Maggio 1856 da genitori ebrei a Freiberg in Moravia, dove trascorre i primi tre anni di vita, fino a quando mamma e papà non si trasferiscono precipitosamente a Vienna. Motivo dell’improvviso trasloco sono i guai finanziari del padre Jacob, verso cui Sigmund avrà parole di disprezzo, fino a definirlo un «perverso». Salvo nutrire poi alla morte del genitore un forte sentimento di colpa per i trancianti giudizi.
Al liceo il giovane si appassiona alla tragica vicenda di Edipo: «anche in me ho trovato amore verso la madre e gelosia nei confronti del padre». A ventisei anni è dottore in medicina e s’innamora di Martha Bernays, che sposerà dopo un lungo fidanzamento privo delle tenerezze più elementari. Per Freud, infatti, il bacio è «un atto perverso, poiché consiste nel congiungimento di due zone erogene orali al posto dei due genitali», come spiega nell’Introduzione alla Psicoanalisi (1915-17). Con l’avvicinarsi del matrimonio diventa sempre più “nevrastenico”. Nel 1884 scopre un medicamento che lo rimette a nuovo: la cocaina. Ne è talmente entusiasta da scriverne un saggio e consigliarlo ad amici e parenti. Per le donne pare ottimo contro i dolori mestruali. Un anno dopo diventa docente all’Università e vince una borsa di studio come assistente a Parigi presso il neurologo Jean-Martin Charcot, luminare francese nonché direttore di un rinomato manicomio femminile. Tornato a Vienna sposa Martha e si trasferisce con lei in un appartamento signorile, da poco sorto sulle ceneri di un teatro incendiatosi nel corso di una rappresentazione operistica. La sorella Anna è disgustata. Come può il fratello dormire tranquillo su un luogo talmente sinistro?
E invece la vita quotidiana di Sigmund procede senza scossoni. Martha è continuamente incinta. Alla fine avrà dato alla luce sei figli. La donna si dimostra fredda verso le teorie del marito, da cui si sente talvolta usata come cavia. Più interessata ai suoi studi è la cognata Minna, legata a Sigmund da un rapporto più che affettuoso. In quegli anni il professore entra in contatto con C.G. Jung, giovane studioso a lui legato da un sentimento di stima talmente profondo da lasciar intravedere un «sottofondo inconfondibilmente erotico». Lo stesso Jung diverrà in seguito un severo critico del maestro, accusandolo di ridurre ogni fenomeno della psiche umana alla sfera sessuale.
A fine secolo esce L’interpretazione dei Sogni, in cui Freud assegna alle visioni oniriche un’importanza fondamentale per accedere all’inconscio della psiche. È il testo base di una nuova scienza: la psicanalisi.
In famiglia Freud è un padre spesso freddo, distante e risoluto «come un soldato italiano», ricorderà il figlio Martin. Se nei suoi studi critica la retorica oppressiva e bigotta dell’educazione femminile borghese, a casa non manca di esercitare uno stretto controllo sulle figlie. Più in là negli anni, invece, quando l’omosessualità di Anna, la figlia minore (amica di Lou Andreas-Salomé), sfocia nella cotta per Loe Kann, morfinomane intemperante, Freud reagisce adombrandosi. Non tanto per la sua inclinazione saffica – dopotutto in Tre saggi sulla teoria Sessuale (1905) egli stesso attribuisce una latente bisessualità ad ogni individuo – quanto per la paura di vedersi la ragazza concupita dall’ex marito della Loe, un collega di Sigmund.
La cadenzata vita di Freud subisce un’improvvisa scossa nel 1914. Con l’irrompere della Grande Guerra i pazienti scarseggiano. Altri sono i problemi che gravano gli animi. Tuttavia la dura concretezza delle armi sembra elettrizzare lo studioso, che si getta a capofitto nella produzione saggistica. Nel 1915 pubblica le Considerazioni attuali sulla guerra e sulla morte, tanto pacifistiche da meravigliarsi che la censura ne abbia permesso l’uscita. Nel ’19 è la volta de Il perturbante, celeberrimo trattato in cui il professore stende sul lettino la prosa di E.T.A. Hoffmann.
Il 1923 è il suo “annus horribilis”. Prima gli viene diagnosticato un cancro in bocca, contro cui dovrà lottare per anni, sottoponendosi a più di trenta operazioni. Poi la tubercolosi falcia il giovane Heinerle, figlio di Sophie, a cui il nonno era affezionatissimo. Per il dolore atroce Freud cade in depressione: «lavoro spinto da necessità. In sostanza tutto mi è indifferente». Provato nel fisico e nell’animo, riesce tuttavia a non soccombere allo sconforto.
Per il suo ottantesimo compleanno riceve auguri da tutto il mondo. Ad omaggiarlo non mancano le teste coronate, come la principessa Marie Bonaparte, sua fedele paziente.
Ma con l’annessione dell’Austria al Terzo Reich il professore è infine costretto ad abbandonare Vienna e rifugiarsi a Londra. Dove muore l’anno dopo, ponendo volontariamente fine con la morfina alle proprie sofferenze.


