Un'oasi lungo il Muro
Il "Nastro Verde" ecologico nato lungo l'ex confine interno tedesco, tra Mödlareuth e la Selva di Franconia
Pubblicato su Il Sole 24 Ore, 7 settembre 2008
«Un uomo o un animale?». Se lo chiedevano in molti da queste parti quando la notte, improvvisamente, veniva tagliata dal fragore di una mina esplosa nei boschi.
Siamo a Mödlareuth, nel mezzo della Germania, presso la Selva di Franconia, sul confine regionale tra Baviera e Turingia, lungo quella linea di demarcazione che un tempo separava due mondi fratelli eppure resi estranei dall’ideologia.
“Little Berlin”, così era soprannominato dagli americani questo minuscolo villaggio tranciato da un muro eretto dalla DDR, proprio come a Berlino, per ostacolare ai suoi abitanti ogni contatto, anche visivo, con i loro vicini nell’ovest. Destini interrotti come quelli dei fratelli Goller, ci racconta Robert Lebegern, direttore del locale museo di storia intertedesca. Max e Kurt vivevano a 80 metri di distanza, ma per incontrarsi dovevano compiere una deviazione di 80 km. Muro, torre di controllo, riflettori, filo spinato: a Mödlareuth è ancora possibile farsi un’idea di come scorreva la vita quotidiana tra i prati di quello che un tempo era il confine più sorvegliato d’Europa.
Inaspettatamente, tuttavia, la divisione storica tra le due Germanie ha lasciato anche un’incredibile eredità naturale. Per decenni nessuno, tranne i soldati e i fuggitivi, ha calpestato mai la striscia di terreno che scorre lungo i quasi 1400 km di confine tedesco-tedesco, rimasta falciata ma non concimata, così da permettere alle truppe di pattugliare il territorio con più efficacia.
Una “striscia della morte” per gli uomini che si è rivelata un’oasi di quiete per la vegetazione, nonché rifugio per tante specie animali a rischio – come la cicogna nera, la lontra e lo stiaccino – in fuga, a est come a ovest, dai campi sfruttati per le coltivazioni. Dal Mar Baltico ai bassipiani settentrionali, passando per gli avvallamenti dell’Elba e la catena montuosa dello Harz fino a giungere alle foreste della Turingia, lungo questo filo del terrore si sono sviluppati negli anni della Guerra Fredda e nel mezzo di un continente altamente industrializzato una serie di eccezionali biotopi. Una rarità ecologica paradossalmente minacciata dalla Riunificazione, ma che la Germania si è proposta di preservare creando il progetto “Nastro Verde” e scegliendo alcune zone modello nelle quali sviluppare le potenzialità turistiche di un paesaggio unico per storia e caratteristiche naturali. Una di queste aree è il parco naturale del “Frankenwald”, la Selva di Franconia, culla natale del progetto, regione di mezza montagna famosa per le manifatture di porcellana e ricca di ardesia impiegata a decorazione di case dalle pareti scure come i tetti. «Ai tempi del Muro eravamo considerati un sobborgo di Berlino Ovest, il primo luogo della Germania libera dopo un viaggio blindato di 300 km attraverso la DDR. Molti berlinesi venivano qui in Alta Franconia per le ferie. E tanti compravano casa, per la paura di ritrovarsi un giorno improvvisamente reclusi in mezzo a una dittatura senza via di fuga. Oggi è tutto più difficile, i bus vanno direttamente a Lipsia e a Dresda», racconta pensieroso Robert Bauer nella sua confiserie di praline a Luenstein, considerata il migliore biglietto da visita di questo territorio boschivo. «Sì, qui con la riunificazione è cambiato tutto. Nella ricca Baviera questa è diventata la zona con il maggior numero di disoccupati, i giovani lasciano la foresta per cercare lavoro altrove» spiega Stefan Fredlmeier, direttore dell’ufficio turistico del Frankenwald. «Ecco perché il Nastro Verde, creato per unire natura e cultura, è una splendida opportunità per la regione. Per il prossimo anno, in occasione del ventennale della caduta del Muro, saranno pronti una serie di itinerari a piedi e in bicicletta a zig-zag tra Alta Franconia e Turingia che uniranno all’esplorazione naturale l’esperienza storica. Delle audioguide multilingua attivate tramite satellitare permetteranno ai turisti di ascoltare descrizioni ambientali e testimonianze di chi ha vissuto la divisione sulla propria pelle, immergendosi nella natura senza bisogno di deturparla con grossi cartelli».
Incontriamo due di questi testimoni a Blankenberg, nel punto in cui termina – o inizia – il Rennsteig, un antico camminamento medievale lungo 170 km che è il più tradizionale itinerario escursionistico della Germania. «Il sentiero inizia proprio su questo ponte che segnava il confine tra Turingia e Baviera. Ma ai tempi della DDR, quando io non avevo alcuna libertà di movimento, tanto che mi fu vietato di assistere alla sepoltura di mia madre» racconta leggermente commosso Hans Stöcker «questo ponte finiva in mezzo al ruscello. Mancava la metà dalla mia parte». Robert Strobel invece il 9 novembre del 1989 era sindaco a Naila, un paesino dall’altra parte delle recinzioni. A Naila oggi presiede il “Frankenwaldverein”, l’associazione che con i suoi più di diecimila membri collabora al Nastro Verde per tracciare i nuovi percorsi turistici. «Quando sentii la notizia pensai subito di andare a vedere com’era la DDR, ma ebbi paura che se avessi oltrepassato la frontiera mi avrebbero tenuto dentro. Poi due giorni dopo tutti gli abitanti da entrambi i lati del confine si riunirono di fronte a una breccia. È stato un avvenimento unico nella mia vita. Mi stavo preparando a tagliare il nastro per oltrepassare ufficialmente la soglia, quando dall’altra parte uno sconosciuto mi allungò una bottiglia di grappa. Era mio cugino, viveva a un tiro di schioppo da casa mia ma non l’avevo più visto dal 1960».
www.dasgrueneband.info, www.frankenwald-tourismus.de


