Vengo con questa mia a uccidermi
Esce in Germania un'insolita antologia delle lettere d'addio di persone comuni che si sono tolte la vita
Pubblicato su La Stampa, 16 febbraio 2005
Se il treno fosse giunto in ritardo, di tanta crudeltà forse Kurt Winter si sarebbe pentito. Ma si sa, in Germania le ferrovie sono puntuali. E così l'uomo, dopo aver ucciso a martellate l'ex moglie e aver trovato nell'appartamento della donna un orario ferroviario, riuscì puntualmente a suicidarsi gettandosi sotto l'espresso delle 13 e un minuto. Non prima di aver composto una vendicativa lettera indirizzata al convivente della donna, in cui rancorosamente annunciava al rivale l'avvenuta «resa dei conti». Il lucido e feroce scritto dell'uxoricida, insieme a quello di numerosi altri suicidi, è adesso consultabile tra le pagine di Ora vorrei smettere (Reclam, Lipsia), l'insolita e macabra antologia di lettere d'addio raccolte in Germania da Udo Grashoff. Che un'idea simile sia nata in Germania, patria del giovane Werther goethiano, tutto sommato è comprensibile.
Contravvenendo al dettato di Platone, per il quale dei suicidi andava persa la memoria, Grashoff ha composto il libro con l'intento di fissare gli occhi, anziché ritrarre lo sguardo, su chi ha deciso di compiere un passo così estremo. Evitando per scelta testimonianze di personaggi celebri, il libro è dedicato a quelle persone comuni – casalinghe, ingegneri, poliziotti, adolescenti – che prima del loro irreversibile gesto hanno lasciato traccia scritta dei loro ultimi pensieri. Spesso con dolci parole e desiderio di perdono. «Se puoi dimentica i brutti tempi passati con me. Forse ci fu anche qualche ora lieta tra di noi» scrive una donna abbandonata dal marito. «Certo ora portate un peso nel cuore. Sedete qui, e un posto è vuoto» commenta un padre di famiglia, tuttavia subito aggiungendo come questo sia «solo l'apparenza. Con voi e grazie a voi sono ancora qua». Non manca però chi desidera suscitare aspri rimorsi di coscienza. Un'altra donna lasciata dal coniuge prima addossa alla rivale l'intera colpa del gesto e poi le augura «nello sposarti con mio marito, di avere come minimo cinque bambini!». E un pluriomicida confida di avere risparmiato la vita a tre suoi colleghi di lavoro solamente per la speranza che essi possano schiattare «di una morte atroce».
Non a tutti i suicidi è chiara l'irrimediabilità della loro decisione. «Quando riceverete questa lettera, forse sono già morto o forse la fortuna è dalla mia e me la cavo» scrive ai genitori un marinaio prima di gettarsi dalla nave. Seppur ottimo nuotatore e per di più munito di salvagente, il giovane è infatti destinato a perdere la scommessa con le gelide acque oceaniche.
Un pensionato di Düsseldorf, nello stendere in poche righe il bilancio della propria vita, calcola letteralmente le proprie entrate e uscite economiche, concludendo di non avere a sufficienza per poter vivere dignitosamente.
Anziché gli aridi numeri, tra gli adolescenti sono più frequenti le note patetiche e sentimentali. «Perché appartengo a quelli che qui vivono privilegiati, mentre altri muoiono di fame senza avere i vantaggi della cosiddetta "civilizzazione"?» chiede un sedicenne ai genitori. Oppure prevalgono le imprecazioni e i toni forti: «ne ho le palle piene della vita, per questo mi sono ammazzato» scrive rabbioso un quindicenne inveendo contro la famiglia accusata di averlo sempre maltrattato.
Alcuni scrivono lettere di una brevità lapidaria. Altri, come un ingegnere trentenne considerato del tutto sobrio e responsabile fino al momento in cui ammazza moglie, figli e poi si uccide, impiegano pagine e pagine per dimostrare che il loro terribile atto è in realtà dovuto «alle leggi naturali della termodinamica». Assicurando nel post scriptum i genitori che «dall'altra parte» la sua famiglia sarà «certamente più felice di voi». Talvolta è la madre che pone violentemente fine alla vita sua e a quella dei propri figli per dare una lezione al marito fannullone: «Ti compri tre casse di birra, ma l'affitto e l'energia non sono pagate. Prima vengono i doveri [...] hai capito?».
Di fronte a certe ultime volontà non si può che rimanere perplessi: «per piacere posate il nanetto da giardino sulla mia tomba» chiede un ragazzo. A conferma dell'impeccabile affidabilità dei tedeschi e del loro amore per le quattro ruote un marito, dopo aver informato la moglie di averle ucciso l'amante, raccomanda alla donna di portare l'auto dal carrozziere: «o almeno telefona, altrimenti l'appuntamento salta»
Se per secoli la Chiesa ha sbrigativamente etichettato i suicidi come «posseduti dal demonio», la medicina li ha invece comodamente classificati come personalità malate.
Lo scrittore Jean Amery considerava invece la possibilità di suicidarsi come un segno di libertà dell'uomo e un vero privilegio. Forse per questo anch'egli si tolse la vita.


