Viaggiatori nella boccia di vetro
Dalle palle di vetro col Golfo di Napoli alla collezione «Buildings of Disaster»: il lato oscuro dei souvenir
Pubblicato su Il Sole 24 Ore, 23 luglio 2006
Un diamante è per sempre. Ma anche certi souvenir non scherzano affatto. Spuntano all’improvviso dallo sgabuzzino in cui li avevi nascosti, pieno di imbarazzo per l’acquisto di dubbio gusto, frutto di un irresponsabile clima vacanziero. Si materializzano dopo anni per ricordarti il peccato di leggerezza a cui un giorno ti abbandonasti nell’euforia di un viaggio ormai dimenticato. Ma non crucciarti. Chi è senza patacca scagli la prima pietra. Meglio se contro una palla di vetro con paesaggio in miniatura. Perché certamente non sei l’unico sventurato possessore di una veduta del Golfo di Napoli incorniciata in similoro. E poi ti sarebbe potuto capitare di peggio. Un pesante modellino in nichel della centrale nucleare di Chernobil, ad esempio, o un altro pregiato pezzo della collezione “Buildings of Disasters”. E se la funzione di un souvenir è soprattutto quella di «suscitare emozioni e desideri», come afferma Constantin Boym, autore dell’agghiacciante ricordino atomico, peraltro surclassato in popolarità dalla riproduzione delle Torri Gemelle, c’è da scommettere che i suoi manufatti suscitino soprattutto il desiderio di rimanere tappati in casa.
Dagli inquietanti modellini di edifici distrutti alla più tradizionale e rassicurante (si fa per dire) gondola illuminata, passando per gli immancabili putti di Raffaello e la variopinta oggettistica cinese raffigurante il faccione di Mao, le cose di pessimo gusto prodotte dall’ingegno umano sono moltissime. Talmente numerose che Der Souvenir, la nuova mostra organizzata a Francoforte per rendere giustizia alla millenaria storia del kitsch commemorativo, si estende per due musei. Perché tutti gli adolescenti italiani che a settembre torneranno dal loro primo soggiorno londinese smaniosi di sfoggiare per le vie del centro la canonica maglietta dell’Hard Rock Café, così come i turisti che non se ne vanno da Monaco senza un capiente boccale di birra da esibire come trofeo delle proprie gesta alcoliche, altro non sono che i discendenti pop di quei pellegrini che andavano in Terra Santa alla ricerca di reliquie dotate di poteri magici. E se oggi la Cina produce industrialmente souvenir per tutto il mondo, già nella Gerusalemme del VI secolo fioriva un’industria di pezzi commemorativi prodotti in migliaia di copie. Non tutti i pellegrini erano così fortunati da aggiudicarsi le membra di qualche cadavere in odore di santità. Ma pochi viaggiatori correvano il rischio di tornare a mani vuote. Consigliabile ad esempio era una puntatina al santuario di Menna presso Alessandria d’Egitto, sede di una produzione in massa di ampolle in terracotta recanti la dicitura “Eulogia” (reliquia benedetta, qualità doc). Una tradizione, quella dei souvenir religiosi, oggi più fiorente che mai, si pensi ad esempio al commercio intorno alla popolarissima figura di Padre Pio. Ma se molti credenti anelano a un tangibile ricordo del santo venerato, nondimeno è più chiaro a molti laici il confine tra souvenir e feticcio. Ogni volta che a fine concerto una Rockstar ha la benevolenza di lanciare un proprio sudaticcio indumento verso il pubblico, la lotta per carpire il dono caduto dal palco è tanto feroce quanto smisurata è la gioia del fan vincitore. Eppure molto tempo prima dell’invenzione del Rock e senza mai essersi concessa nessuna ospitata televisiva Lucrezia Borgia (1480 – 1519) già mandava in visibilio schiere di ammiratori della sua chioma. Lo scrittore e cardinale Pietro Bembo adorava talmente «la bella treccia più simile ad oro, che ad altro» da conservarne gelosamente un ricciolo, ora esposto alla mostra grazie alla generosità della Pinacoteca Ambrosiana di Milano. Da parte sua il comune di Vienna ha invece prestato le scarpette da bambina di Sissi, per la gioia di tutti i nostalgici dei caramellosi film con Romy Schneider, a cui si deve l’estrema popolarità di cui tuttora gode la sfortunata principessa asburgica.
Ma il souvenir non sempre è legato a persone amate o situazioni piacevoli, come testimoniano gli indumenti da campo e le stelle di David che gli scampati dai lager nazisti tennero con sé dopo la liberazione, a memoria dell’orrore in cui furono travolti. Eppure anche nei momenti più terribili molti prigionieri non persero il loro proverbiale humour ebraico. Come avrebbero altrimenti potuto trovare la forza di burlare i propri compagni di sventura, regalando loro dei fazzoletti in cui sbucava ricamato un grosso ragno?
All’esposizione non manca infine un copioso assortimento di souvenir legati al moderno turismo di massa, probabilmente recuperati dagli sgabuzzini di mezzo mondo. A quale ricordo o emozione sia legato l’accendino rosso a forma di lavandino purtroppo non è dato sapere.
Negli ultimi tempi la chincaglieria turistica sta comunque subendo la pesante concorrenza dei ricordini digitali. Telefonino e computer permettono infatti ai vacanzieri in libertà di crearsi le proprie irresistibili cartoline elettroniche. Ma, soprattutto, permettono anche di cancellare velocemente il tutto, eliminando ogni imbarazzante traccia della propria sbornia documentaristica.
Alessandro Melazzini (alessandro@skabadip.com)
“Der Souvenir. Le memoria nelle cose dalla reliquia al ricordino”. Museo per l’Arte Applicata di Francoforte. Fino al 29 ottobre.
www.museumfuerangewandtekunst.frankfurt.de
“Ricordi senza cose? In cammino verso il souvenir digitale”. Museo della Comunicazione. Fino al 10 settembre.
www.museumsstiftung.de/frankfurt
Catalogo edizioni Wienand Verlag, Colonia 2006, pagg. 445, € 39,90.
A che serve visitare il Belpaese, se il meglio lo si trova online? La statuetta di Brighella può essere tua per soli 31,90 €. Il Piatto Calabria in marmo resina completamente dipinto a mano viene 26,99 €. Tutti i souvenir in vendita sono artigianalmente prodotti in Italia.
www.ferrarisouvenirs.com
Per gli amanti del rock duro. Souvenir dall’Hard Rock Café.
www.hardrock.com
Chernobil, ma anche le Torri Gemelle e il palazzo federale di Oklahoma City. La collezione Buildings of Disasters di Constantin Boym propone modellini di edifici distrutti per gli amanti dell’edilizia macabra.
www.boym.com/theend/page_02_bod_u.html
Gli oggetti legati alla memoria di Padre Pio sono innumerevoli. L’olio e la sciarpa con l’immagine del Santo si posso acquistare anche via Internet.
www.padrepioshrine.com
Quanti amici doveva avere Erich Honecker! Tra i tanti doni ricevuti durante lunga dirigenza al timone della Repubblica Democratica Tedesca segnaliamo la toga regalatagli dall’Università di Nihon a Tokio in occasione del conferimento di una laurea honoris causa e il ritratto con firma autografa del presidente finlandese Urho Kekkonen, donato nel settembre 1977. Senza dimenticare il grazioso cestino in pelle ricavato dal piede di un elefante. In barba agli animalisti preoccupati del commercio di zanne d’avorio.
www.dhm.de/ausstellungen/souvenirs
«Quando Adamo ed Eva vennero scacciati dal paradiso terrestre si portaro con sé una mela come ricordo». La mostra itinerante Global Souvenirs analizza il fenomeno dal punto di vista filosofico e letterario. E ringrazia tutti gli artisti che vogliano contribuire all’esposizione donando un loro ricordino.
www.global-souvenirs.net
Il museo dei nanetti da Giardino. Immancabile per ogni amante del verde dotato di sensibilità artistica.
www.zwergen-museum.de
Il più grande album fotografico del mondo. Ognuno può contribuire ad arricchirlo e scambiare i propri ricordi fotografici con dei perfetti sconosciuti.
www.flickr.com
Vecchi campanacci tirolesi, coltelli in corno di muflone e matriosche russe. Ma anche mandolini girevoli, vecchissime decalcomanie di Torino e statue indiane in resina (altezza 40 cm). Non fartele scappare: su Ebay schiere di collezionisti mettono in vendita questo e molto altro.
www.ebay.it


